Genova per lui è il caposaldo di ogni ripartenza. Prova a giocare d'anticipo, Di Francesco, e per tutto l'allenamento ripete ossessivamente tutto quello che i suoi giocatori contro la Sampdoria dovranno fare. La Roma è scesa in campo intorno alle 15 ieri pomeriggio e l'allenatore non ha sprecato neanche un minuto per ricordare l'importanza della sfida di stasera, per il recupero della 3ª giornata di campionato. Quel nubifragio che impedì alla Roma, ai suoi primi vagiti, di disputare un incontro che all'epoca era considerato complicatissimo e che oggi forse lo è ancor di più per il momento davvero complicato che la squadra e la società stanno attraversando, un po' per i risultati e un po' per la non condivisibile scelta di rimettere in discussione l'impianto tecnico a disposizione dell'allenatore. Lui non si perde d'animo, prima con le parole in conferenza stampa, poi sul campo: «La vedete questa palla?», urla a un certo punto portando il pallone sulla trequarti d'attacco come se lui fosse un ipotetico avversario. «Se io porto palla qua e vi attacco e non trovo uno di voi che mi viene ad accorciare a un metro, a mezzo metro, ma mi lascia invece i metri che avete lasciato l'altra sera all'Inter, sapete che io questa palla la metto dove voglio?». Urlava a Sedriano e si sentiva fino a Milano, a scuotere un gruppo che sembrava poco ricettivo anche in quel momento di bella tensione didattica. Difficile dire che Roma vedremo, difficile capire sin d'ora se al centro dell'attacco ci sarà Dzeko o alla fine gli sarà preferito Schick, proprio di fronte alla squadra che l'ha portato in Italia. Di Francesco si porterà il dilemma fino a stamattina, quando vorrà parlare francamente al bosniaco e insieme condivideranno la scelta. Se, come già accaduto a Milano (quando l'allenatore aveva più o meno gli stessi elementi di ieri), Eusebio deciderà di puntare ancora (per l'ultima volta?) su di lui, Edin si farà trovare pronto. Ieri in allenamento ha deliziato la platea scaraventando in rete ogni pallone che passava dalle sue parti. Come se volesse ribadire che lui è sempre lo stesso, pronto a fare fino in fondo il suo dovere e hai visto mai che cambi qualcosa all'ultimo momento, anche se tutti gli elementi fanno pensare che purtroppo non sarà così e tempo poche ore sarà un calciatore del Chelsea?

Giocare a Genova per la Roma non è mai stato facile. A Genova, il 26 novembre, molti ritengono che sia cominciato il ciclo terribile della Roma di Di Francesco, con quel gesto disgraziato di De Rossi, l'espulsione, il pareggio e tutto il polverone che ne è conseguito. Con la Samp la più recente tradizione è altrettanto negativa: la Roma qui ha vinto solo una delle ultime otto sfide (tre pareggi e quattro ko, di cui gli ultimi nelle 2 più recenti esibizioni), la Roma in questo stadio ha visto sfrecciare stelle (il gol di Totti) e morire speranze (lo 0-3 diventato 4-3 col Genoa che spense la luce di Ranieri), ma ha anche vissuto una delle più belle giornate della sua storia (8 maggio 1983). La Roma qui deve ritrovare se stessa.

A vederli da vicino, nel ritiro alle porte di Milano cui sono stati da domenica sera fino a ieri pomeriggio, non si direbbe che i sintomi della malattia siano scomparsi. Pochissima voglia di interagire con le poche decine di tifosi che si sono affacciati nei luoghi del ritiro (tra albergo e campo), con le immaginabili conseguenze di nuove antipatie sicuramente generate, poca voglia di scherzare nei trasferimenti, poca brillantezza anche nei due allenamenti tenuti sul campo di Sedriano. Non ci sono elementi fondati, insomma, per ritenere che all'improvviso, la squadra stanca e impaurita vista a Milano nel secondo tempo, si mostri spavalda e indomita stasera, senza altri titolari (al gruppo si è aggiunto El Shaarawy) e con Nainggolan e Kolarov provati come hanno mostrato di essere a San Siro. Ma dicono che il calcio è imprevedibile. E allora hai visto mai...