Meno male che ha recuperato. Perché quando in settimana da Trigoria era filtrata la notizia di un affaticamento muscolare per El Shaarawy, in molti avevamo temuto. Il rischio di non averlo a San Siro, era troppo grande per essere sottovalutato. Soprattutto perché il Faraone è uno di quei giocatori di cui questa Roma non può fare a meno. Mai. Lo ha dimostrato nel corso di tutta una stagione in cui è riuscito a mettersi alle spalle quello che era sempre stato considerato il suo tallone d'achille. Cioè quella mancanza di continuità di rendimento che fa la differenza tra un buon e un ottimo giocatore.

Mai come in questo campionato il Faraone de noantri è riuscito a smentire i luoghi comuni, anzi non tanto comuni, che hanno accompagnato la carriera di questo ragazzo che a qualcuno sembrerà in là con gli anni per il semplice fatto che naviga su questi mari da molto tempo, ma in realtà non ha ancora ventisette anni (li compirà il prossimo ventisette ottobre). Ora è diventato un giocatore completo, bravo in entrambe le fasi di gioco e, nello stesso tempo, con quel feeling del gol che lo ha contraddistinto sin dagli esordi. E che gol. Come quello di ieri sera che per un'oretta ci ha fatto sperare in una Roma vincente (e quarta) a San Siro. Una delle sue azioni classiche, partenza dalla fascia sinistra per rientrare nel campo, conclusa con un destro a rientrare di straordinaria bellezza, un movimento, quello del Faraone, che almeno nella parte finale della sua azione, ci ha ricordato quello che fece il Dieci che ora sta in tribuna quando uccellò Julio Cesar con un cucchiaio da svenire.

Doppia cifra

Un gol che gli ha permesso di arrivare in doppia cifra, dieci gol stagionali, solo il primo 0fece meglio (16), suo record personale in maglia giallorossa, dieci gol che lo confermano come il capocannoniere romanista in questo campionato. E il Faraone nel dopo partita non ha nascosto la sua soddisfazione per essere riuscito a centrare la doppia cifra: «Per me è una grande soddisfazione, oltretutto arrivata con un gol anche bello. Quello delle dieci reti, era un obiettivo che avevo da inizio stagione e averlo centrato è motivo di grande felicità. Sono contento per me, come lo sono ma solo in parte per la prestazione della squadra. Sono soddisfatto soprattutto dal punto di vista difensivo, mentre invece sono convinto che dal punto di vista del gioco potevamo fare meglio. È un punto che comunque ci teniamo stretto».

Un punto che tiene apertissima la corsa al quarto posto che vuole dire qualificazione alla Champions. Anche se battere l'Inter avrebbe voluto dire per la Roma essere già quarta: «Devo dire che non c'è rammarico, perché questo è comunque un punto pesante in chiave Champions. Siamo entrati con la giusta voglia, a prescindere dai risultati che c'erano stati nelle altre partite, risultati che per noi erano stati positivi. La cosa che mi rende ottimista è che subire pochi gol è un segno di crescita da parte della squadra. Puntiamo alla Champions, è una manifestazione a cui qualsiasi giocatore ci tiene. Nelle cinque partite che mancano alla fine del campionato, dovremo lottare fino alla fine come abbiamo fatto contro l'Inter. Magari cercando di gestire meglio la palla, soprattutto quando si va in vantaggio. Nella ripresa abbiamo fatto più fatica. Ma è stato anche merito dell'Inter che ha preso in mano il pallino del gioco e ha giocato un ottimo calcio».

Vero, ma come è altrettanto vero che la Roma potrebbe esserci rimasta male per il fatto che l'arbitro Guida per due volte non ha ritenuto di andare al Var in occasione di due possibili episodi da rigore per la Roma, il fallo di mano di Borja Valero e la spinta a Kolarov nel recupero del secondo tempo. El Shaarawy è stato un signore anche nel commentare questi episodi: «C'è il Var che cerca di aiutare gli arbitri. Non so cosa si sia deciso. Sono episodi relativi. Noi ci portiamo a casa questo punto». Bravo, anche se...