«Voglio fare una promessa ai tifosi: a Legnano ce la metteremo tutta. La Serie A1 è un obiettivo al quale io e i miei giocatori teniamo tanto. E vogliamo prendercela». Non lascia spazio a dubbi il coach della Virtus Roma, Piero Bucchi, prima della gara più importante della stagione (palla a due oggi alle 20.30, diretta tv Sportitalia), dove la squadra romana si dovrà conquistare una volta per tutte la vittoria del campionato. «Ci sarà sicuramente tanta tensione e non sarà facile contro una squadra che non ha nulla da perdere - continua Bucchi -  ma ci proveremo con tutto il cuore». Una Virtus che dopo la vittoria contro Scafati di domenica scorsa, e in virtù dello scontro diretto a favore, ha il vantaggio di dover pensare solo a se stessa a prescindere dal risultato che verrà fuori dalla concomitante gara di Capo d'Orlando, che giocherà in casa contro Trapani. «Con Scafati mi è piaciuta la voglia di vincere - prosegue il tecnico virtussino - i ragazzi sono stati consapevoli del momento importante, non siamo stati perfetti ma c'è stata la voglia di portare a casa il risultato e direi che sin da subito non ci sono stati tanti dubbi. La cosa più importante era questa: dare la sensazione di voler vincere a tutti i costi. Dovremo fare così anche a Legnano, impostando la gara in questo modo sin dall'inizio».

Quali sono state secondo lei le maggiori soddisfazioni e le più grandi difficoltà della stagione?
«Questo è un gruppo che ha lavorato tanto. La stagione si è basata tutta su questo: sul lavoro quotidiano, sulla dedizione e sul sacrificio. Per me è stato molto bello lavorare con loro ogni giorno. Le difficoltà invece sono legate al fatto che la nostra è una squadra totalmente nuova e abbiamo dovuto lavorare molto per mettere insieme un gruppo e costruire una squadra per raggiungere un obiettivo importante. Inizialmente la favorita per la promozione era Tortona perché ha speso veramente tanto e dichiaratamente voleva fare il salto. Noi siamo arrivati di rincorsa a questo obiettivo. Abbiamo giocatori d'esperienza, ma che non avevano mai giocato per vincere un campionato. E questa è una cosa molto diversa, perché c'è una pressione differente e fatto a Roma è più difficile perché hai un peso e una responsabilità maggiore. Non so se ci riusciremo alla fine, ma per essere solo al primo anno il fatto di poterci giocare la promozione diretta non era scontato. Ci sono squadre blasonate come la Fortitudo che ci hanno messo degli anni per arrivare in alto. Malgrado le difficoltà, è stata un'annata positiva e speriamo che venga coronata con la promozione».

In carriera ha già ottenuto 3 promozioni in A1 con Rimini, Brindisi e Napoli, ora è vicino alla quarta. Cosa serve per vincere questo tipo di campionato?
«Intanto questi ultimi 40 minuti vanno affrontati con grandissima determinazione e grande voglia di raggiungere un obiettivo, a partire dal desiderio di stare insieme e lottare. In questa gara la pallacanestro sarà importante, ma dipenderà molto dalla testa che i ragazzi riusciranno a mettere. Parlando in generale, in un campionato così essere stati sempre in alto è stato importante: prima abbiamo combattuto con Bergamo, poi con Rieti, ora con Capo d'Orlando e siamo stati sempre lì. Quindi vuol dire che, anche se abbiamo avuto alcuni momenti di difficoltà, la continuità, la nostra voglia di non mollare e il lavoro condotto ci hanno permesso di stare sempre in testa».

Nella sua precedente esperienza ha riportato la Virtus Roma in Eurolega dopo tantissimi anni. Ora è vicino a riportarla il A1. Che differenza sente tra le due situazioni?
«Per assurdo sento la responsabilità più adesso che allora. All'epoca partimmo senza pronostici a favore e venne fuori una stagione molto bella. Questa invece è una stagione dove ci siamo dati come obiettivo quello di fare il salto, anche se all'inizio lo scopo non era così "sfacciatamente" quello di farlo in un anno. Ma l'appetito vien mangiando... Bisogna dire che un conto è provare a fare bene una stagione, un altro è vincere un campionato, perché nel secondo caso tu devi essere il migliore. Questo è molto complicato e non è semplice. Sento di più la responsabilità adesso perché è più importante riportare la Virtus in Serie A1 che riportarla in Eurolega. Questa è la mia missione».

La sua esperienza con la Virtus si chiuse con un esonero a metà del terzo anno dopo aver sfiorato la finale Scudetto l'anno prima. Con la promozione si chiude un cerchio per lei a Roma o avrebbe altri obiettivi qui?
«Intanto cerchiamo di salire in A1. Gli altri discorsi verranno affrontati successivamente. Per citare Ancelotti, "l'esonero fa parte del nostro lavoro" e quindi ci può stare e può capitare. Fortunatamente non mi è capitato molte volte, altrimenti non starei ancora qui ad allenare. Adesso dobbiamo fare una buona partita a Legnano e portare la Virtus in A1. Per tutti gli altri discorsi è prematuro».

A prescindere dall'aspetto professionale, si sente legato anche sentimentalmente alla città di Roma?
«Ovviamente sono molto legato. Quando il presidente mi ha chiesto di tornare l'ho fatto subito molto volentieri. Roma è sempre Roma. Una città straordinaria e clamorosamente bella. Per i romani ci sono tanti difetti, ma per chi la vive in maniera non continuativa è una città che non può non essere apprezzata. Per me è la città più bella del mondo. Tornare qui è stato veramente affascinante sotto tutti i punti di vista. Quando anche Spinelli mi ha chiamato ho colto subito la palla al balzo. Mi ripeto: Roma è sempre Roma».

Qual è la chiave per far diventare Roma una capitale anche del Basket?
«Voglio ricordare quello che è stato fatto in tutti questi anni dal presidente Toti. Se c'è ancora il basket a Roma è perché ha tenuto botta  e fatto sacrifici. In altre piazze importanti, come Fortitudo e Siena, sono cambiate tante proprietà, mentre Toti è sempre stato un riferimento ed è rimasto a portare avanti questo progetto. Adesso lo scopo è riportare la Virtus in Serie A1. L'importante è la programmazione. Bisogna fare un passo alla volta: consolidare la presenza in A1 e poi posizionarsi nella parte alta della classifica. Passi piccoli ma ponderati. Fare tutto e subito nello sport è molto pericoloso».