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Fabregas vs Gasperini: chi inventa qualcosa stavolta?

Lo scorso anno mosse e contromosse hanno fatto i risultati

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
08 Ottobre 2026 - 07:00

Una ne fanno, cento ne pensano. Anche in questa terribilmente lunga vigilia dell’ennesima sfida tra di loro, Fabregas e Gasperini hanno monopolizzato la scena grazie soprattutto a due interviste concesse al Festival di Trento, organizzato dalla Gazzetta dello Sport. I personaggi li conosciamo: due modi molto diversi, ma in qualche modo simili, di vedere il calcio. Uno difende per reparto, uno a uomo, entrambi con pressioni altissime. L’obiettivo è sempre fare un gol in più dell’avversario, uno cerca l’ampiezza e punta in verticale, l’altro ti palleggia nel cuore. A entrambi piace studiare così bene lo scacchiere tattico di una partita che sono capaci di cambiare le pedine a loro disposizione, nel tentativo di sorprendere l’avversario, fino allo sfinimento. Così le due partite dello scorso anno, 1-0 per la Roma all’Olimpico nella gara d’andata, 2-1 per il Como al ritorno al Sinigaglia, sono state due masterclass di tattica da far vedere a Coverciano, utilissime per comprendere meglio l’anima di questi due fantastici artigiani del pallone. 

Nella partita del 15 dicembre di Roma, Fabregas schierò la sua squadra secondo i principi più conosciuti, con la struttura, come ama dire lui, del 4231, ma con due trequartisti in zona centrale, Paz e Baturina, e l’idea di sorprendere gli avversari con il palleggio veloce, le smarcature in diagonale, il classico palla avanti, palla indietro, palla sopra. Gasperini per non farsi sorprendere scelse una struttura asimmetrica, una sorta di 442, con Malen e Soulé sui due centrali, Wesley alto a destra su Valle e Pellegrini dirottato a sinistra su Smolcic, con i naturali accoppiamenti tra i centrocampisti e l’uno contro uno dietro, con Rensch spostato a sinistra su Addai e Mancini ad occuparsi a destra di Diao, con Hermoso e Ndicka a prendere rispettivamente Nico Paz e Baturina. Andò meglio per la Roma che stravinse i duelli individuali, impedì al Como di ragionare e portò a casa i tre punti grazie alla rete di Wesley. 

Al ritorno fu Gasperini ad essere sorpreso dalla scelta iniziale di Fabregas di schierare la difesa a tre, rinunciando alla solita struttura. Ecco quindi che Pellegrini da trequartista centrale si è aperto su Kempf, El Shaarawy si è spostato a sinistra su Jacobo, Malen è rimasto su Diego Carlos, mentre dietro Mancini si è occupato di Paz, Ghilardi di Baturina e Hermoso di Caqueret. La Roma riuscì a andare in vantaggio anche al di là dei suoi meriti con un rigore di Malen, ma fu poi penalizzata nella ripresa, con l’ingenerosa espulsione per doppia ammonizione a Wesley subito dopo il pareggio di Douvikas, e prima del 2-1 finale di Diego Carlos. Anche in questo caso, nel secondo tempo Fabregas cambiò le carte in tavola, alzò il baricentro della sua squadra, che nel primo tempo non gli era piaciuta, e gettò le basi per una vittoria che forse però senza la superiorità numerica non sarebbe mai arrivata. Domenica una nuova sfida. Che inventeranno stavolta

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