Ogni partita di Champions League è sempre un test per verificare molti fattori che debbono interessare un club calcistico. Da un lato, Roma/Shakhtar ha consentito di verificare, sotto il profilo dell'affluenza, come il tifo romanista sia ancora vivo, ma che debba essere stimolato.
Le presenze, per una partita di ottavi di finale, non sono state moltissime: nel 2004-05, con una Roma ottava in classifica e, comunque, in piena epoca di pay per view, la media spettatori per partita era superiore a 49mila presenze. Lo svuotamento fisiologico dovuto a più di un decennio di tessere del tifoso, scandali calcistici, barriere e repressione in genere si è unito ad un costo elevato dei biglietti per il match che, ancorché in linea con quello degli altri club, paga lo scotto di uno stadio pessimo. L'unione di tutti questi fattori fa si che solo l'eccezionalità dell'evento stimoli 47.693 spettatori a venire allo stadio.

"Occasionali", valore aggiunto

Tolti i 30mila fedelissimi, gli altri 17mila sono spettatori che nel corso della stagione si presentaranno all'Olimpico al massimo altre una o due volte, ed è comprensibile da un punto di vista esclusivamente economico, ove si consideri che una famiglia da quattro persone per questo solo match visto in curva ha speso 160 euro. Non gli si può imputare il mancato abbonamento (che avrebbe abbassato il costo di 5 euro a biglietto), in quanto il campionato spezzatino ormai consente di farlo a pochi fortunati.
Il tifo e il sostegno di questi 17mila, che ingenerosamente chiamiamo "occasionali", ma che in realtà lo sono solo per la presenza fisica allo stadio e non certo per il romanismo, è stato il valore aggiunto della serata, in quanto sono stati una perfetta sponda per i cori partiti in modo incessante sia dalla Curva Sud che dalla Curva Nord. Anche questa volta si pagherà lo scotto di multe e diffide per sostenere la propria squadra?

I soliti Ri-Tornelli

Chi vivrà vedrà, ma intanto un altro aspetto della serata va menzionato e, tramite questa rubrica, cercherò di dar voce a tutti coloro che alla partita sono sì entrati, ma al ventesimo del primo tempo. Ora, so bene che alla partita si deve arrivare per tempo e so anche che i moderni mezzi di controllo sono assai piu intensi e lenti rispetto al passato. Tuttavia una domanda va posta: il senso dei biglietti nominativi, dei tornelli, del documento alla mano, è finalizzato a far sì che un persona daspata, o priva di biglietto, non possa accedere allo stadio. Bene, se, sotto pressione della folla, che ha pagato 40 euro per vedere 90 minuti e non 70, ad un certo punto si decide di aprire i tornelli con il pulsante, senza alcuna verifica del titolo di ingresso, mi spiegate che senso ha tutto l'ambaradam messo in piedi dai burocrati nostrani? Come è possibile che in Inghilterra, o in Spagna, lo stadio è vuoto fino a dieci minuti prima e poi si riempie all'istante e da noi no?

Rivedere l'oraganizzazione

Tralasciando il fatto che ho visto persone cercare di entrare parlando con il tornello, mettendo il dito sotto il lettore ottico tipo impronta digitale nella più pura inconsapevolezza di cosa sia un codice a barre, credo che qualcosa vada ancora rivisto nell'organizzazione: per questi match, evidentemente, gli stewards addetti al controllo dei biglietti sono pochi o i tornelli stessi insufficienti. All'interno, poi, tutto è stato ancora più divertente. I 17mila in più si sono accomodati ovunque: ballatoi, ringhiere, luoghi interdetti e via dicendo. Le multe verranno fatte solo ai lanciacori? Oppure faremo costare 207 euro (167+40) a tutti i "pischelli" che hanno violato il regolamento d'uso, l'aver assistito alla fatidica Roma-Shakhtar, disincentivandoli definitivamente dal tornare all'Olimpico?