Panchine e friggitrici ad aria
Quando mi capita di ascoltare, o leggere, qualcuno che con certezza dice «L’allenatore ha sbagliato i cambi» o «Non ci capisce niente» mi viene sempre da ridere
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Quando mi capita di ascoltare, o leggere, qualcuno che con certezza dice «L’allenatore ha sbagliato i cambi» o, peggio ancora, vedo sui social frasi del tipo «Non ci capisce niente» mi viene sempre da ridere.
Perché un allenatore vive in simbiosi con la squadra, conosce pregi e difetti di ogni calciatore, come motivarlo, in quali condizioni fisiche e psicologiche sta, come si è allenato nel corso della settimana.
E, soprattutto, è nato, cresciuto e vive sul campo: capisce di calcio… Mica di pallone. È la differenza sostanziosa, e sostanziale, che passa tra uno chef che cucina un primo studiando le materie prime e chi accende una friggitrice ad aria e ci butta dentro due croccole.
Pensate a sabato scorso: dentro lo stadio quanti avrebbero mai avuto l’idea e la convinzione che, per ricambiare il corso della partita, sarebbe stato necessario sostituire due dei tre centrali di difesa?
Risposta: nessuno. Anzi no, uno: Gian Piero Gasperini.
E, allora, fuori Mancini e Ndicka – che nel primo tempo aveva bullizzato Scamacca – e dentro Ghilardi e Balerdi: Krstovic è sparito e, la cosa che più conta, la ROMA ha ripreso a macinare l’Atalanta spingendola, di nuovo, a ripiegare tutta davanti Carnesecchi. Eppure, quanti di noi, durante quei cambi, si sono interrogati? Quanti hanno creduto che, forse, ci sarebbero state altre priorità?
E non cambierebbe la sostanza se Soulè non avesse tirato fuori il coniglio dal cilindro. Anzi, probabilmente, la sostanza sarebbe cambiata per quelli che ci capiscono di pallone e che tanto, non avendo vinto, avrebbero potuto dire «Eh, ma Gasperini…».
Niente, invece: 2-1, tre punti.
Poi, è chiaro, ognuno di noi si fa la sua idea: sarebbe strano il contrario. Ma, nel calcio così come nella vita, piuttosto che la curiosità per farsi delle domande prende sempre più piede la convinzione di chi, sbagliando, si illude di conoscere tutte le risposte.
Lo so, questo discorso collima poco o niente con questa epoca in cui ci si è voluti, per forza, illudere che in ogni campo della vita uno vale uno. E figurarsi allora, di campo, in quello di calcio. Non è così. Ma quel che più conta, però, è che sulla panchina della ROMA, anziché qualche mitomane, ci sia un mito.
Forza, mister.
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