Voltiamo pagina! 

Cominciamo a scrivere un nuovo capitolo completamente differente da quello precedente. Questo chiediamo a Josè Mourinho, non solamente di migliorare la ROMA ma, soprattutto, di cambiarle l'anima. Di allontanarci dalla noia del purgatorio… perché tanto non ci interessa il paradiso e, dovendo scegliere, scegliamo l'inferno: andiamoci insieme, mister!

Riponendo il sorriso, ripiegando l'aplomb nella stessa scatola da metter via con quella pacificazione mediatica che ai più ha fatto confondere l'educazione con il lassismo. Gettiamo via tutto questo! Insieme alla convinzione che perdere contro certi avversari ci possa anche stare e che dopo un paio di frasi fatte sui social si possa immediatamente pensare alla gara successiva: andate in pace, la partita è finita. No, assolutamente: la sconfitta deve bruciare, una tortura insopportabile capace di scatenare una reazione che però non venga affidata ad un ammiccamento ai propri follower ma… al campo.

Sapete perché in questa stagione siamo stati simpatici a tutti? Perché anche quando abbiamo perso – in tutti i modi. Per nostri demeriti, soprattutto, ma certe volte anche per sviste arbitrali – non abbiamo battuto ciglio. Per questo ci facevano i complimenti… perché non abbiamo dato fastidio a nessuno: i figuranti perfetti. Mai più!

E mi vengono in mente, allora, le parole del presidente Dino Viola: «Il primo anno eravamo al settimo posto ed erano tutti nostri amici. Il secondo anno, che abbiamo messo paura a Torino con il gol annullato di Turone, hanno cominciato a guardarci storto. Noi possiamo avere tutti amici a una condizione: di ritornare al settimo-ottavo posto. Questa legge dell'antipatia delle ostilità è una legge che si usa contro quello che dà noia. E noi daremo sempre noia».

Ecco, proprio questo chiediamo a mister Mourinho: andiamo a dare noia! Sempre. A tutti. Trasformando un gruppo di calciatori in una squadra, dei bravi ragazzi – parafrasando le parole dello stesso allenatore portoghese – «…in una manica di stronzi. Stronzi intelligenti però eh, non stronzi stupidi. Dobbiamo essere dei bastardi, nel senso che vogliamo vincere le partite».

Non credo serva aggiungere altro! Siamo stati così concentrati nel pensare di costruire il futuro che c'eravamo quasi dimenticati di alimentare il presente, l'unico tempo che conta nel calcio. E allora, è arrivato il momento – con l'arrivo di Mourinho – d'archiviare il quieto vivere e iniziare a costellare, proprio come questo articolo, la nostra vita di punti esclamativi. ROMA!