Adesso, però, non facciamone un dramma. Può capitare di non segnare un gol a una squadra in inferiorità numerica: può capitare di non battere una di quelle che stanno dall'altra parte della classifica; può capitare che Paulo Fonseca sbagli la strategia di gara e i cambi; può capitare che il Var si accorga (maledetto...) di un fuorigioco dopo che ti avevano assegnato un calcio di rigore al 95', e può capitare anche che dal terzo tu scenda al quarto posto in classifica. La cosa fondamentale, però, è mettersi tutto alle spalle. Senza più star lì a pensare a questo e a quello, senza più rivangare il passato. Sennò si correrebbe il rischio di non uscirne mai. E di vivere di rimpianti e non di prospettive.

Il pareggio di Benevento mi ha profondamente deluso, mi ha fatto arrabbiare come poche altre volte era capitato nel recente passato ma, adesso, dobbiamo per forza mettercelo alle spalle. E ripartire. Prima lo Sporting Braga in Europa League poi il Milan in campionato: due appuntamenti allo stadio Olimpico che dovranno essere sfruttati al massimo. Non solo per dimenticare Benevento, ma anche/soprattutto per guardare al futuro con (rinnovato) ottimismo.

La Roma è una squadra che, al di là del suo valore tecnico, vive di equilibri precari, in campo e (soprattutto) fuori. Il risultato di Benevento (un pareggio, neppure una sconfitta) è stato accolto in città come la fine del mondo: sacrosanto rimpiangere l'occasione sprecata, doveroso assegnare colpe e responsabilità, giusto maledire i due punti buttati al vento contro un avversario in enorme difficoltà, ma la vita continua. Deve continuare. Io, sinceramente, ci avrei messo la firma su una Roma a fine febbraio in piena zona Champions e con un piede negli ottavi di Europa League. Capisco che questo mio ragionamento possa puzzare un po' di magra consolazione, ma la situazione è esattamente questa. Non mi sto inventando niente. «Nulla è perduto», disse, sereno ma austero, il presidente Dino Viola dopo la sconfitta in casa contro la Juventus nell'anno del secondo scudetto. Non siamo minimamente a quei livelli, per carità, ma le parole dell'Ingegnere sono di strettissima attualità. E vale la pena ricordarle proprio ora che tutto sembra svanito nel mare della delusione per un pareggio in trasferta. Nulla è perduto. E poi chissà, forse il bello deve ancora venire. Daje.