Da Mister Precario a Mister Scudetto (scongiuri, please...) il passo è stato breve. Troppo breve, troppo semplice; anzi, troppo banale. Tutto in linea, comunque, con la narrazione illogica e scontatamente di parte che accompagna le cose del pallone. E della Roma, in particolare. Un paio di mesi fa o poco più, Paulo Fonseca era un allenatore sul filo del rasoio e destinato a lasciare da lì a poco la panchina a un collega molto più affidabile; oggi, invece, è diventato l'uomo da copertina della bella Roma d'inizio 2021. In realtà, non era vero quello che si diceva/scriveva prima e non è vero quello che si racconta adesso. Anzi, l'eccessiva (sì, per certi eccessiva) esaltazione del portoghese puzza di fasullo, di finto, di trappolone. Tipo: ti aspettiamo al varco. E, non a caso, ora a lui si chiede ciò che da solo non potrà mai fare/dare. Come uno scatto ancora più in alto rispetto all'attuale terzo posto.

La Roma, non se ne abbia a male nessuno, non è (ancora) attrezzata per competere con chi è stato costruito a suon di decine e decine di milioni per vincere. Il voler artatamente alzare l'asticella delle aspettative, però, fa parte del solito, perverso gioco; è il segnale che si sta - volutamente - forzando la situazione. Come se adesso sia diventato obbligatorio puntare più su. Così i narratori a gettone saranno pronti, in caso di insuccesso, a rivangare il passato e a rinfacciare tutto, anche le cose meno aderenti alla realtà. Facile, no?

La Roma (non solo Fonseca) ha il dovere di puntare il più in alto possibile, certo, ma questo non significa che se non vincerà lo Scudetto avrà fallito la stagione. Dove stanno tutti coloro che, in estate, parlavano di una Roma da sesto, settimo posto? L'attuale terza piazza è strameritata, ma al momento significa poco. Il campionato è ancora talmente lungo che fare pronostici a lunga scadenza non conta e non serve a niente. Serve solo a chi sta già preparando il terreno per coltivare - sempre e comunque - le proprie idee. Qui non si tratta di voler volare basso, ma semplicemente di analizzare la realtà. Senza correre con la fantasia. Domani l'Inter poi venerdì prossimo il derby contro la Lazio: due appuntamenti che ci diranno parecchie cose sul futuro della Roma ma solo fino alla conclusione del girone d'andata. Poi ce ne sarà un altro che potrebbe stravolgere le cose, potrebbe addirittura ribaltarle. E al momento non sappiamo se potrebbe rivelarsi un bene o un male. Meglio, perciò, vivere il presente, cioè vivere domani non il domani. All'ora di pranzo all'Olimpico domani arriverà Antonio Conte, quello del «non ci sono le condizioni per allenare la Roma». A distanza di mesi, aveva ragione lui: la Roma non è per tutti. Daje.