Una delle regole, basiche, del calcio è quella del "Chi vince c'ha sempre ragione". Tattica, formazione iniziale e cambi, allenatori e giocatori, presidenze: niente e nessuno rimane fuori da questa massima semplice e sempreverde. Vinci? Bravo-bravi. Tutti. Perdi? Carne da macello. Anzi, che macello! Addirittura quello che vale al triplice fischio di una partita potrebbe essere spazzato via da quella successiva. Solo che, ormai, gli incontri sono così ravvicinati che tutti si sbrigano a dire la loro – per salire su un ipotetico carro dei vincitori dove tutti dicono, anzi millantano, di esser stati fin dal primo giorno – perché, altrimenti, corrono il rischio di essere scavalcati dagli eventi.

E, allora, dopo la vittoria contro la Sampdoria, bella e importante perché ottenuta grazie al carattere e alla voglia di continuare a giocare a calcio nonostante un campo sempre più pesante, sento l'esigenza di scrivere – e pure di corsa – che Veretout e Villar insieme sono proprio un bel vedere. Sì, di corsa: carpe diem direbbe qualcuno. Prima che al prossimo pareggio, maledizione, anche loro possano essere fiondati nel tritacarne che fa a pezzi la Roma dopo ogni passo falso. Cosa? Ah sì, i maestri di calcio o di giornalismo potrebbero dire, o chiedersi, se sono una coppia ben assortita: chissà. Ma chi se ne frega. La Roma viene da tre punti pesanti… e, se torno all'inizio dell'articolo, in questo momento ci sta che potrebbero anche dire il contrario. Ma non è quello che conta. Quello che conta, ma per davvero, è invece il temperamento che anima questi due ragazzi. Le loro idee, la voglia d'andare sempre in profondità di uno e la capacità, dell'altro, di spedirci il pallone.

Conta la tigna, tanto. Ma, pure di più, i piedi, la testa. Altrimenti la leggenda su Piacentini e Bonacina – al primo, comunque, vorremo sempre bene. Il secondo, anche per via di una carriera d'allenatore sbagliata, ce lo siamo dimenticati da un pezzo – rischia di diventare la verità invece che una di quelle micidiali narrazioni, tafazziste, che saltano fuori dopo ogni sconfitta. «Armeno quelli ce mettevano er core». Per la Roma di oggi, grazie al cielo, er core non basta più. Occorre altro, parecchio altro. Anche se, domenica pomeriggio, vedere quei due dar battaglia sotto al diluvio ha incendiato la passione di tanti che avrebbero avuto una gran voglia di star lì – allo stadio – per applaudire il dinamismo del francese e i ragionamenti, sempre sensati, del giovane spagnolo. Perciò no, io non so se sono una coppia… ma spero rimangano insieme per sempre!