Verrebbe quasi da rispolverare il campionario delle frasi fatte che non mancano mai sui giornali alla vigilia di partite come queste. Sono lì, pronte all'uso. Roba tipo «È da queste partite che si vede se la Roma è davvero una squadra matura». Oppure «La stessa voglia che è stata messa col Liverpool va usata oggi». O magari «Questa è una partita più decisiva di quella col Liverpool». Tutte giuste, tutte buone, facile usarle, tanto in campo non ci va chi scrive su un giornale. E invece proviamo a resistere alla tentazione, tanto tutti quelli che scenderanno in campo queste cose le sanno. Per rivivere serate meravigliose come quelle di mercoledì o del 10 aprile, servirà riguadagnarsi il visto vincendo due delle prossime tre partite, è bene mettersi subito a posto con la tabella di marcia. Ma cosa si può chiedere di più e di meglio ad una squadra che è stata capace di un'impresa tanto memorabile? E non ci riferiamo ai risultati, ci mancherebbe altro. Quelli la squadra ha il dovere di perseguirli fino all'ultimo momento. Ci riferiamo proprio alla maturità, alla crescita, al livello raggiunto da un gruppo così ben guidato e animato da ragazzi seri, professionisti veri, giocatori forti.

Anzi, proprio perché questa squadra ha dato risposte così significative è evidente che anche stasera alla Sardegna Arena faranno il loro dovere fino in fondo e niente, da questo punto di vista, la partita di oggi potrà e dovrà aggiungere al lusinghiero giudizio che ci siamo fatti. Bravi, solo questo possiamo dire. Bravi. E proprio perché siete così bravi, lo farete vedere anche stasera. Eccola, la nuova consapevolezza. A prescindere dalle partite vinte o perse, e sappiamo che bisogna vincerne ancora un paio, ormai siamo sicuri che quel che Pallotta aveva promesso qualche tempo fa («La Roma dovrà entrare stabilmente nell'elite europea») è ormai uno status vicinissimo.

Quando tra un paio di settimane si faranno tutti i bilanci sulla stagione, si ragionerà lucidamente su una squadra che ha avuto un black out anomalo e imprevisto di poco più di un mese, dal 20 dicembre (il ko casalingo col Torino che ha estromesso la squadra dalla Coppa Italia) al 28 gennaio (0-1 in casa con la Sampdoria) che è costato oltre all'eliminazione dalla coppa anche l'attuale distacco di campionato da Juventus e Napoli. Ma nei quattro mesi precedenti e nei quattro successivi il rendimento è stato da top team europeo, con tre sole sconfitte nel primo periodo (l'Inter alla seconda di campionato, quella col Napoli in casa e quella indolore di Madrid), e due sconfitte in campionato nel secondo periodo (contro Milan e Fiorentina all'Olimpico) oltre a quelle di Champions sempre rimediate al ritorno, fino alla disillusione col Liverpool. Se si lavora sui motivi del black out di quel mese, abbiamo già una grande squadra.