Nelle belle favole, la Roma stasera va a Napoli e vince la partita con una grande prestazione, come col Chelsea. Perché è quello che ci vorrebbe per riequilibrare un po' i rapporti di forza, perché si ritroverebbe in un colpo l'entusiasmo perduto in troppe partite senza vittorie, perché si ridarebbe un po' di linfa al campionato (e magari, senza parteggiare per nessuno, si potrebbe restituire la cortesia al Napoli battendo la Juventus all'Olimpico il 20 maggio), perché si affronterebbe la prossima striscia di impegni con la giusta carica, perché lo meriterebbero i tifosi che ancora una volta dovranno guardare la partita solo in tv, perché lo meriterebbe l'allenatore.

Ecco, su Di Francesco ci sembra giusto condividere qualche riflessione. Ieri, con la stampa, come si poteva prevedere l'allenatore ha messo i puntini sulle i per far chiarezza su un concetto che a quanto pare non è di immediata comprensione: a dispetto di quel che può pensare chi parla di dinamiche di spogliatoio avendone visto al massimo uno in qualche tour turistico di uno stadio, il carisma di un allenatore non può essere misurato sul timbro di una voce o sui decibel raggiunti in una conversazione di gruppo. O, peggio, sul grado di maleducazione di chi in conferenza stampa rifiuta sdegnato di rispondere a domande approfondite limitandosi a condividere l'ovvio. Di Francesco è un altro tipo di allenatore. Lui crede nella responsabilizzazione del suo gruppo, crede nella crescita umana prima che tecnica, crede nell'educazione dei giocatori (è un caso che la Roma sia la squadra meno fallosa e meno sanzionata, in campionato e in Champions? No, non lo è: ma per qualcuno è un difetto anche questo) e degli uomini (di lui da allenatore si ricordano un paio di espulsioni in finali caldi guidando squadre poco rispettate dagli arbitri, ma il comportamento sulla panchina della Roma è sempre stato ineccepibile), crede nella condivisione delle sue idee perché per "far fare" bisogna prima far capire e per far capire, come qualsiasi genitore potrebbe confermare, non basta imporre, ma bisogna spiegare.

Ecco perché, sì, Di Francesco alla squadra chiede anche pareri. Diverso è però far passare il concetto che lui non sappia che pesci prendere per cui chiede alla squadra come bisogna giocare da qui a fine stagione. A Di Francesco bisogna dare il tempo e una progettazione (per la crescita di questo gruppo) all'altezza delle ambizioni della Roma e lui porterà risultati come sta facendo Sarri ora al Napoli. In questo senso la partita di stasera è uno specchio. Se la Roma non è ancora così bella, potrebbe diventarlo presto. Seguendo Di Francesco.