A vedere quel che il Benevento ha combinato al Napoli in quei primi, appassionanti quindici minuti di gioco della precedente giornata di campionato ce ne sarebbe abbastanza per preoccuparsi sia, se fossimo in Di Francesco, per la partita di stasera, sia, se fossimo nelle altre squadre coinvolte nella lotta per non retrocedere, in rapporto al girone di ritorno. Con un investimento non indifferente in termini economici prima e di credibilità sportiva poi, il presidente Vigorito ha infatti messo a disposizione di Roberto De Zerbi, il più giovane tecnico di questa serie A e uno dei più promettenti in assoluto, una serie di rinforzi di primissimo livello che hanno accettato di scommettere su un'impresa che non avrebbe precedenti, neanche se misurata a quella eccezionale del Crotone dello scorso anno (i calabresi girarono la boa a 9 punti, il Benevento ne ha 7 dopo 23 partite). Così in Campania sono arrivati giocatori di spessore internazionale (Sandro, Sagna) e promesse non ancora onorate (Djuricic, Guilherme) e si sono affiancati a giovani di belle speranze (D'Alessandro, Brignola, Cataldi) e agli altri elementi rimasti su cui fondare quel minimo di speranza di cambiamento di un destino che sembra comunque segnato.

Col Napoli, appunto, sono entrati in campo che parevano spiritati e per un quarto d'ora hanno giocato come nessuno ha l'ardire di fare contro la capolista. Poi, dopo il gol trovato su una prodezza di Mertens, il Napoli ha ritrovato le sue qualità e comunque non ha mai dominato il Benevento come i 50 punti di differenza potevano autorizzare a pensare. È probabile in ogni caso che ci vorrà ancora del tempo a De Zerbi per armonizzare i nuovi con i vecchi e forse quel tempo non basterà più per farli salvare, ma la scommessa al momento è ancora in piedi e questo tanto basta a presidente, allenatore, giocatori e tifosi per continuare a crederci.

In tutto questo Di Francesco sta giustamente pensando più a liberare i suoi ragazzi dal blocco psicologico che ha frenato questa squadra da metà dicembre ai primi di febbraio che a spaventarli con i video del Benevento. O magari avrà fatto l'una e l'altra cosa, ma insomma non può essere certo la campagna acquisti di Vigorito ora a rappresentare il centro dei pensieri della Roma. Qui c'è da vincere e basta, ritrovando magari coraggio e autostima che troppi elementi contrari avevano fortemente minato nelle ultime settimane. Restiamo convinti che la miglior garanzia in questo senso siano la competenza e il buon senso dell'allenatore. Ma ora è il momento dei calciatori. C'è da superare il tabù dell'Olimpico, pensa un po'. In casa non si vince da due mesi. Era il 16 dicembre. La Roma era al centro di tutto. Riavviciniamoci.