Quella maglia tutta gialla in una serata tutta nera di gennaio a Firenze non è altro che un bruttissimo ricordo per i romanisti. E anche per Edin Dzeko. Che da quel giorno ha cambiato e ricambiato pelle fino a cucirsi addosso la maglia giallorossa per gli ultimi anni a grandi livelli della sua carriera. La squadra nella quale ha militato di più da quando fa il calciatore, oltre che la città che ha fatto innamorare sua moglie e nella quale sono nati i suoi due figli, e dove sta scrivendo la storia del club, a forza di gol.

Primo gol a Firenze

Ma andiamo con ordine, il bosniaco non aveva mai segnato all'Artemio Franchi e quello di destro da pochi passi di venerdì sera al 19' del primo tempo, dopo un'azione da manuale del calcio dei due gioiellini azzurri Pellegrini e Zaniolo, è stato il primo centro nella famosa città d'arte italiana. Che non gli aveva portato chissà quale fortuna fin qui da quando è in Italia, anzi. Il ricordo va soprattutto al 30 gennaio 2019, la pagina più nera della sua avventura romana e romanista, per certi versi. Sì, più delle critiche e dei fischi (e delle vigliacche prese in giro social, i cui autori sono tutti spariti, poi) del primo anno. Perché in quella fredda serata dell'anno che sta finendo, sotto la gestione Di Francesco, non solo si consumava un 7-1 per i viola irritante e irrispettoso che negava alla Roma l'ennesima possibilità di vincere un trofeo, la Coppa Italia, ma il bosniaco - chiamato dalla panchina a rilevare uno spento Pastore dopo l'intervallo e sul 3-1 per la Fiorentina - si faceva anche espellere in malo modo al 72' sul 4-1, lasciando la squadra in dieci a prendere gli altri tre. Un nervosismo figlio della frustrazione di programmi societari (come la gestione Monchi-Di Francesco del secondo anno) che la storia ha fatto risultare sbagliati. Edin poco dopo si era convinto di andarsene da un club che perdeva uno o due pezzi importanti all'anno e in cui non erano ancora finiti i cocci da rompere. Non solo, la primavera e l'estate ne avevano rafforzato la convinzione tanto da promettersi ad Antonio Conte, che aveva scartato la Roma per andare all'Inter. Poi è arrivato Fonseca, uno che - per usare parole di Dzeko - «parla in faccia, è serio, è un allenatore fortissimo che non ti fa mai rilassare». E la scintilla è scoccata subito, dopo che il tecnico portoghese aveva chiesto di lui, per primo, quando ha firmato per la Roma. E insieme a Lorenzo Pellegrini (compagno ideale in campo e fuori) e a Florenzi (che era arrivato pure a offrirgli la fascia da capitano pur di farlo rimanere) - fatta pace con Petrachi dopo un disguido di conferenza stampa - è iniziato un lavoro ai fianchi del bosniaco, per farlo rimanere. Con un rinnovo da top player, sì, ma reso necessario dal mercato e dalle incertezze dell'Inter che non chiudeva la trattativa mentre Edin da gran professionista sfavillava in precampionato con la Roma.

Oggi, dopo quasi un anno è tutto cambiato. Da Firenze a Firenze, si è capovolto il cielo, anzi, il Dzeko. «Sono arrivati giocatori forti che hanno aiutato subito la squadra, una squadra che deve stare in alto», ha detto Dzeko dopo la vittoria sui viola. Edin è sempre più centrale nelle vicende romaniste: dal 30 gennaio a oggi ha segnato 15 gol (5 la scorsa stagione, 10 in quella corrente) e si è portato a quota 97 gol totali con la Roma e alla ripresa di inizio gennaio, quando la squadra di Fonseca affronterà le torinesi (prima i granta e poi i bianconeri) all'Olimpico può raggiungere i 100. Con la Juve, tra l'altro, segnò il suo primo gol ufficiale con la maglia della Roma il 30 agosto 2015. Ma, e questa è la forza del campione, ha le idee molto chiare in merito: «Non faccio promesse per le prossime due partite - ha detto dopo la gara - mi prendo i tre punti anche senza segnare». Ora però un lungo e meritato riposo, per il bosniaco che ha fatto davvero gli straordinari, giocando anche con la frattura allo zigomo appena operata, prima di tornare tra otto giorni a casa sua, a Roma.