Con o senza bollicine, Kola è ancora una volta presente. Senza fronzoli o con lo spumeggiare di quelle sortite offensive che ormai costituiscono una garanzia di incisività, c'è sempre. A sostener la Roma, da quella corsia mancina che lo vede padrone incontrastato fin dall'inizio della stagione. Ci sarà anche oggi, Aleksandar Kolarov da Belgrado, in uno dei momenti più delicati dell'avventura difranceschiana, a metterci la faccia. Quella cattiva che piace tanto a tifosi (e soprattutto tifose), quella vincente che può essere esempio e sprone, in un periodo in cui si parla tanto di "mentalità". Lui l'ha portata in dote da Manchester, dove ha già trionfato, ma che ha abbandonato in cerca di nuovi stimoli e - si spera - successi.

Ci metterà soprattutto il suo piede sinistro, quello che ha pennellato ben otto assist vincenti per i compagni. Perché Kolarov quando si proietta in fase offensiva fa male. Agli avversari. E quando non c'è (per fortuna raramente finora) può far male alla Roma. Forse non è casuale che la genesi del difficile periodo giallorosso si rintracci proprio nella sfida di Coppa Italia con il Torino, nella quale lui è rimasto a riposo. Il serbo è una freccia mica da ridere all'arco giallorosso. In senso figurato come letterale. Le sue punizioni rappresentano una delle armi che potrebbero aiutare la squadra a sbloccare una situazione che in zona gol è diventata critica. Ne sa qualcosa proprio l'Atalanta, affrontata a Bergamo nell'ormai lontana estate. La Roma era ancora un meccanismo poco oliato e la costruzione del gioco risentiva della scarsa brillantezza degli inizi. Fu Kolarov a risolverla, con un mancino dei suoi su calcio piazzato. Un precedente mica male.