Il viaggio per l'Europa è cominciato. Anche se soltanto metaforicamente. No, non c'entrano le convocazioni dei romanisti nelle nazionali: in bocca al lupo a tutti e dodici, ma gli affari che ci riguardano restano dipinti di giallo e rosso; colori diversi da quei due sono confinati sulla tavolozza di ognuno soltanto per pennellate fuori cornice. Puri sfoghi personali al di là di un bene più grande perché comune: la Roma. E al rientro dalla libera uscita ci sarà da trottare, fra i confini e oltre. Fra i 23 della lista consegnata alla Uefa, frutto anche dello sprint finale di mercato, c'è chi ha già sollevato il trofeo da protagonista e magari è in grado di trasmettere agli altri la necessaria personalità per volare nella competizione internazionale. Alle porte e alla portata. 

L'Europa League non solo può, ma deve essere un obiettivo stagionale. Prevedibile l'obiezione dei Dispensatori di Svilimento in Servizio Permanente Effettivo: «Vuoi mettere il fascino della Champions, gli introiti (che poi suggestioni e ricavi finanziari fanno quasi ossimoro), la musichetta e tutto il resto?». No. Cioè, sì. Anche un bambino comprenderebbe la differenza fra la competizione da nababbi e l'altra in subordine, che è più o meno quella che passa fra ballo delle debuttanti in alta società e festicciola di periferia.

Ma vuoi mettere la possibilità di conquistare la corona di regina nella seconda con quella di recitare da comprimario nella prima? Prendersi la scena e arrivare in fondo non è forse meglio che restare ai margini del sipario, magari guardato altezzosamente dai divi abituati a calcare quei palcoscenici? Chi vede pendere da questo lato della bilancia un intento consolatorio, da "La volpe e l'uva" per intendersi, è servito. Anziché fasciarsi la testa preventivamente, metterla per intero dentro la competizione può davvero condurre allo splendido rischio di arrivare fino in fondo.

Questa squadra è un cantiere ancora aperto e per molti versi resta da decifrare nelle prossime settimane, dopo le rivoluzioni cui è stata soggetta in estate. Ma almeno sulla carta ha tutto per rendere caldo anche l'autunno e mettere le ali in inverno, fino a sprigionare profumi ormai sopiti nella prossima primavera. Quando entrambe le coppe aumenteranno esponenzialmente i rispettivi appeal. Anche quella nazionale andrà onorata in ogni modo, molto più del possibile dopo l'onta fiorentina e il digiuno degli anni precedenti. In fondo quel trofeo ci appartiene: fino al ciclo (ancora in corso) della Juventus bulimica, la Roma ha affiancato per anni i bianconeri in testa all'albo d'oro. È tempo di tornare a banchettare a quel tavolo, esattamente come a quello europeo. A patto di mantenere fermo l'obiettivo di non saziarsi mai.