Funziona così. Un giocatore accostato o, meglio ancora, acquistato dalla ROMA deve sempre avere qualcosa che non va: troppo giovane, troppo vecchio, troppo alto, troppo basso, cotto, acerbo. ‘Na pippa insomma. Ma già durante il calciomercato questo giudizio si trova di fronte al primo svincolo: se effettivamente il calciatore in questione verrà comprato la pecetta, già preparata durante la trattativa, verrà attaccata in fronte al malcapitato. D'altronde «Lo avevamo già detto che non è adatto alla ROMA». Ma se invece che per i giallorossi la firma dovesse arrivare per qualsiasi altra squadra ecco che, di colpo, ci troveremmo di fronte al più grande e inconsolabile rammarico di sempre. «Pure questo ci siamo lasciati sfuggire».
Tralasciamo però questa seconda ipotesi e concentriamoci sulla prima: la ROMA annuncia il suo nuovo acquisto. Già bollato, lo scarparo di turno, vivrà a ROMA tra gli sberleffi quotidiani fino a un preciso momento della sua carriera: il giorno della sua cessione. Perché lì, immediatamente, le sue capacità inizieranno ad essere raccontate in tutt'altro modo trasformando tutti quei giudizi tranchant in zuccherose sviolinate mai ascoltate prima.

Avete presente la favola "Il principe ranocchio"? Lì per tramutare lo sgorbio in un adone con il mantello era stato necessario un bacio, qui serve molto meno: la sua cessione. Anche solo paventata, eh. Tanto che alle volte si innesca un piacevole e divertente cortocircuito attraverso il quale un calciatore riesce a passare da bollito a indispensabile per tornare bollito in meno di quarantotto ore. Pensate al recente caso di Aleksandar Kolarov. Bollito. Poi dato per certo all'Inter, o in Turchia, dunque tornato indispensabile. Fino a che, dicono, Fonseca l'abbia convinto a rimanere: bollito. Di nuovo. Altro che giro del mondo in ottanta giorni... da queste parti ne bastano solo due. Ma quello del fluidificante serbo non è che un semplice esempio... Perché questa grottesca tarantella vale per tutti e sempre con la stessa stucchevole, deprimente dinamica: per tutto il campionato l'intera rosa viene criticata ferocemente (sia chiaro: alcuni giudizi, anche duri, sono corretti). Poi, come per magia, il giorno dopo il rompere le righe il bruco diventa farfalla. E non esiste più un giocatore tecnicamente meno abile di Falcão, caratterialmente di Sebino Nela, per attaccamento alla maglia di Francesco Rocca.

Tutti campioni, tutti indispensabili. E chissenefrega se questa stagione è stata piena di battute d'arresto e pure qualche umiliazione. A chi importa più che questo è stato un anno costellato di partite giocate con la verve di un pachiderma in pantofole? Acqua passata. Dopo mesi di giuste reprimende... tutto dimenticato: ma quali acari, fenomeni! Con i quali schierarsi contro la ROMA stessa al punto da mettere sempre loro in posizione di forza in ogni contrattazione. Paradossale.

Ma sapete che c'è? Che probabilmente fanno bene quelli che hanno smesso di farsi troppe domande visto che, al giorno d'oggi, a star dietro a certi ragionamenti si passa per noiosi, a non partecipare al coro per stonati. Inutile ragionare allora. Che fa pure caldo e con queste temperature meglio evitare sforzi. Tranne uno: quello necessario per chiedersi come mai fino a qualche epoca fa accadeva tutto il contrario di quello che succede oggi. Come mai chiunque andava via dalla ROMA veniva sempre raccontato come un Giuda, mai come un'anima candida. Chivu, Cafu, Mexes, Mancini e tutti gli altri... ne ricordate anche solamente uno passato alla cronaca come una vittima piuttosto che come il "carnefice"? È buffa ‘sta cosa, no? Perché oggi, invece, capita addirittura che un giocatore che si era accordato già a marzo con un'altra squadra viene fatto passare per un tradito anziché per un traditore, per uno da consolare invece che da fischiare alla prima occasione utile...
Mistero.