«Ci siamo subito piaciuti, dal primo momento: la nostra conoscenza nasce nel 2004, alle Olimpiadi, da lì il rapporto è cresciuto fino a diventare una grande amicizia». Tanto diversi in mezzo al campo per il modo di giocare, tanto legati fuori, uno all'altro. Leader col pallone tra i piedi, punti di riferimento per i compagni, Daniele De Rossi e Andrea Pirlo sono legati da una rapporto speciale, nato 15 anni fa, saldato dal tempo, rinforzato dalla maglia azzurra, reso vero da personalità forti e pure. Consapevoli di tutto questo, sapevamo che il Maestro non avrebbe potuto rifiutare un'intervista per parlare di Ddr, alla vigilia della sua ultima partita con la maglia della Roma. «Per Daniele sì, facciamola. Siamo molto amici: Nessun problema». Un problema non lo è stato neanche per noi romanisti, intervistare il Maestro, perché se è vero che Pirlo rappresenta un simbolo di Milan e Juventus, dove ha vinto tanto, allo stesso modo è l'emblema del calcio che ci piace, quello vero, fatto di classe e intelligenza ma anche di umiltà, e tanto sentimento, quello che Andrea Pirlo nutre forte per il nostro Daniele De Rossi. 

Andrea, mettendo per un attimo da parte l'amicizia, vogliamo una risposta da Maestro: da 1 a 100 quanto ha sbagliato la Roma a non rinnovare il contratto a De Rossi?
«Ho già detto qualche giorno fa come la penso al riguardo: alla Roma, secondo me, hanno sbagliato. È stato un errore non solo per la qualità del giocatore ma soprattutto per quello che Daniele rappresenta nello spogliatoio, e io vi posso assicurare che rappresenta tanto, so cosa vuol dire averlo in uno spogliatoio. La Roma avrebbe dovuto rinnovargli il contratto ancor di più adesso che ha bisogno di ripartire. De Rossi sarebbe stata la persona adatta per far capire alla squadra, ai nuovi giocatori, e al nuovo allenatore cosa vuol dire la Roma».

E per De Rossi, cosa significa la Roma?
«È sempre stato il suo unico amore. In campo lo ha sempre fatto vedere, poi l'ha manifestato più volte. Il segnale più grande del suo affetto per la Roma lo ha dimostrato volendo indossare per sempre i colori giallorossi».

Insieme avete dato tanto alla Nazionale, insieme avete vinto un Mondiale. Hai un ricordo particolare di quell'esperienza?
«Di aneddoti ce ne sono tanti, nel complesso il ricordo è indelebile per aver alzato la Coppa del Mondo. Per Daniele non fu facile quel Mondiale per via dell'espulsione che gli impedì di giocare quattro partite. Ma da grande campione qual è si presentò in finale tirando anche il rigore, un grande rigore. Durante quel Mondiale passavamo tutto il tempo insieme, sia in campo che fuori. Ho un ricordo fantastico di quei momenti, che non dimenticherò mai».

Dove pensi che farebbe bene ad andare adesso Daniele per chiudere la propria carriera. Te l'hai chiusa negli Stati Uniti, sarebbe il posto giusto anche per lui?
«Non è facile decidere, ma adesso deve scegliere in base alle esperienze che vuole fare lui, seguendo quello che gli consigliano la ragione e il cuore. Non è più un ragazzo, a questa età si deve cercare una cosa che piaccia e che faccia bene alla propria famiglia: questa sarà la soluzione migliore per lui e per i suoi affetti. Penso che farà la scelta giusta».