So' centoventimila voci. Anzi, di più. Più di 60 mila persone per Salernitana e Bodø. Sì, Roma-Salernitana come una partita di Champions League. Incredibile? No. Non per noi. Roma-Bodø invece come una finale. Sì, anche per come si è messa dopo la sconfitta in Norvegia nel "maledetto" impianto col terreno «di plastica». Da domenica a giovedì l'Olimpico non conoscerà altro che cori e cuori giallorossi. Che i tifosi della Roma ormai siano la costante più certa di questa stagione è assodato, quello che fa effetto è che - complice anche il ritorno della capienza al 100% negli stadi italiani - due partite non propriamente con Manchester City e Manchester United facciano registrare due pienoni tali. Ma, precisiamolo, fa effetto agli altri. A chi non conosce i tifosi della Roma e a chi pensa che il calcio, sempre più accessibile a tutti e ovunque, tutt'altro che intriso nell'era moderna di romanticismo, sia solo uno sport, cioè un business. No, i tifosi della Roma sono oltre il calcio, la Roma lo è. Che meteo e prezzi (lodevole la policy del club in tal senso, tra target popolari e promo continue) poco incidano sull'affluenza all'Olimpico è anche questo acclarato. Che i risultati siano l'ultimo problema dei frequentatori dello stadio è altresì lampante. E ora, anzi, già da un po', da quando è stato annunciato e neanche era arrivato a Roma, lo sa anche José Mourinho, che forse la Capitale d'Italia l'ha scelta anche per questo. Perché aveva bisogno di empatia, per risollevarsi dopo la Premier in una piazza da risollevare. Mutuo scambio e amore a prima vista. Fiducia incondizionata, come ogni fede che si rispetti. Sempre e comunque, figuriamoci in un momento come questo: con un campionato ringalluzzito grazie al derby e alla vittoria esterna con la Samp e un quarto di coppa che si è messo male, ma con un superamento del turno che resta alla portata. Specie se, come sarà, l'Olimpico farà la sua parte per provocare un po' di tremarella a quelli che vestono di giallo e che tanto sono andati ai romanisti sulle scatole in questa Conference League.

«Sognavo di vincere la Champions quando la giocavo, ora sogno di vincere la Conference», ha detto Mourinho. E nello stadio Olimpico, o Olimpico stadio, formato Champions di questa stagione c'entra anche, se non soprattutto, lui, che ha già chiamato i romanisti all'appuntamento di giovedì per ribaltare il risultato contro il Bodø/Glimt. Che da ieri e fino a domani sera penserà solo alla Salernitana, ben sapendo che una vittoria chiama un'altra vittoria. Che quinti o ottavi in classifica è «drammaticamente diverso». Ben sapendo che laddove non si arriva con le gambe, si arriva con la testa e con il cuore. Ben sapendo che la spinta della gente romanista non si compra nelle sessioni di mercato, ma c'è a prescindere. Ed era incredibile, ora non lo è più. E può essere davvero un dodicesimo giocatore che non aspetta altro che esplodere come il 20 marzo scorso o come al 90' di Roma-Vitesse, in un urlo che diventa abbraccio sotto la Curva Sud.

I tifosi della Roma presenti all'Aspmyra Stadion contro il Bodo/Glimt (AS Roma via Getty Images)