La voglia di tornare alla "normalità" sta spingendo la Uefa, organizzatrice dei Campionati Europei, e le Federazioni nazionali a una specie di "liberi tutti". La finale a Wembley e per di più con 60 mila supporters sugli spalti? Va benissimo, secondo lor signori. Eppure le cronache ci portano i numeri dei contagiati di Covid-19 tra i tifosi, l'ultima parla di 400 casi dopo la partita della Scozia a Wembley. Il numero dei contagi nel Regno Unito, il diffondersi della variante Delta, i segnali che arrivano dagli stadi degli Europei ci raccontano una storia diversa. Le cose vanno certamente meglio, ma l'obiettivo di impedire la quarta ondata dovrebbe essere prioritario per i Paesi e speriamo anche per la Uefa.

I segnali non sono buoni: quando Draghi ha chiesto, insieme ad altri capi di governo europei, di spostare le finali da Wembley al Continente nessuno si è degnato neppure di rispondere. E la nostra Federazione non si è mossa in linea con il governo per timore di essere smentita dalla Uefa. L'Italia, nel nostro stadio Olimpico, dopo le prime partite della nazionale azzurra dovrà ospitare anche uno dei quarti di finale. In questi giorni stanno arrivando (travolti dal successo sulla temuta Germania) i tifosi inglesi per sostenere i loro calciatori in maglia bianca. Quanti sono? Sicuramente migliaia. Per quanto si stia provando a fare nei luoghi di arrivo e per quanto è particolare la natura dell'incubazione di questo virus, occorrerebbe una quarantena rigidissima, in entrata e in uscita. Al contrario, le misure attualmente in forza sono minime perché pensate quando tendenzialmente i numeri della pandemia sembravano in discesa in tutti i Paesi europei e quando i tamponi e le card vaccinali, rilasciate già dopo la prima dose di vaccino, apparivano sufficienti a tenere lontani i problemi. Certo, come tanti romani ho letto anche io che la FA e il Governo inglese stanno sconsigliando la trasferta italiana e questa non può che essere una buona notizia visto cosa sta succedendo con la variante Delta.

Forse accogliere quanto proponemmo (io e altre persone) tempo fa – ossia di offrire i posti allo stadio ai medici e al personale sanitario - era complesso, ma oggi il tempo dei piccoli calcoli dentro questa grande emergenza è scaduto. Speriamo per il meglio, sapendo però che ci stiamo affidando al caso o, se volete, a una pericolosissima lotteria dei rigori.