Credo che le parole di Pallotta ieri abbiano fatto piacere a tanti tifosi della Roma: per quello che dicono («i tifosi della Roma sono unici», «siamo sempre stati contro le barriere») e perché le ha dette. È uno dei punti. Perché l'altro giorno, almeno su questo giornale, più che mettere in discussione quello che ha detto (le prime dieci righe del pezzo di Torri vanno copiate e incollate: non esistono se e ma contro la violenza, la violenza va combattuta e basta) è stato messo in discussione – semmai - quello che non aveva detto. E quello che lasciava intendere: possibile che dei tifosi della Roma si parli sempre e solo in questi termini? E non era difficile capire che di lì a subito Roma sarebbe diventata una polveriera, che si sarebbero fatte associazioni immediate ("telecamere-barriere" eccetera), che il lavoro fatto in questi due anni rischiava di venir vanificato da 30'' di parlato, che poi in questo momento brutto per la squadra che c'azzeccava? È vero, erano domande in un convegno a Londra di un americano, perfetto, ma anche fossimo stati da un dentista su Plutone a parlare di un nuovo modo di curare le carie, lei è il Presidente della Roma e il Presidente della Roma anche all'odontotecnico marziano nel caso uscisse un discorso che già solo nomina i tifosi della Roma, dovrebbe dire - anche con eventuali problemi alle gengive - che "i tifosi della Roma sono unici per la loro passione", pure se l'ufo in questione non sa manco che è il pallone.

Tanto più se si sta parlando di sicurezza, tanto più se sono anni che si parla dei tifosi della Roma solo in un certo modo, tanto più se sono anni che dentro all'Olimpico succede niente (o poco), tanto più se c'è stato un giro di vite in nome della repressione. E tanto più se la Roma si è battuta contro questo. E ancora tanto tanto di più se sa che tutto qui facilmente viene equivocato e manipolato.

Lei è il presidente della Roma. E se le parole sono sempre importanti, quelle di un presidente della Roma lo sono anche di più, almeno per i tifosi della Roma. C'è anche la controprova. Perché ieri è stato bello sentirsi dire/leggere che le «barriere non le ho mai volute», che «i tifosi della Roma sono unici», che «la loro passione li rende così»… Bello soprattutto per chi giorno e notte, e quasi sempre lontano da luci e riflettori, ha combattuto per rimuoverle, mentre attorno il mondo o non lo raccontava o lo raccontava male (oh sì, quello è stato manipolato); bello sentirsi dire che i tifosi sono unici soprattutto per chi - per esempio - si è adoperato a Vienna per ritornare a Roma con tutti i ragazzi sennò non se ne andava; bello sentirselo dire per chi - per esempio ancora - si è sempre schierato contro la Tessera del Tifoso. Ma, appunto, è bello sentirselo dire: l'altro giorno non lo aveva detto.

Questa non è una manipolazione. È una constatazione. Se l'avesse fatto l'altro giorno, nessuno gli avrebbe detto niente. E lasci stare i media, guardi solo ai tifosi: sono i primi che si sono stancati di tv, radio, siti e giornali. Per loro la Roma non è una risposta esatta e chirurgica, la Roma è pensare alla Roma sempre, e pensare alle conseguenze (soprattutto quelle dell'amore). La Roma è un bel casino, un grande ingorgo di sentimenti, mille tribù ma un popolo solo che si riconosce in Testaccio, Losi, Agostino, Totti, Viola …(eccetera).

La Roma non può mai essere soltanto un brand, o un'azienda, certamente è anche questo (lo hanno voluto i tempi), ma anche un brand, un'azienda non funzionano se manca quella "cosa", quello shining, la scintilla che i tifosi sanno riconoscere.

Questo è quello che è mancato, non solo l'altro giorno, ma più in generale nel nostro recente passato. Ecco perché è successo quello che è successo. Lasci stare i media pensi solo ai tifosi. So' gli unici che so' della Roma. Anzi, so' la Roma. Questo, oltre che dirlo, bisogna profondamente capirlo.