Tutto quello che un tifoso della Roma può chiedere alla Roma lo ha avuto ieri. Il cuore. Che è una parola troppo breve e anche troppo vuota per capire tutto quello che c'è dentro. Tipo un armadio dei giocattoli d'infanzia. Nel pacchetto ci trovi la spavalderia e l'incoscienza di Cetin, il primo dribbling da "matto" e quell'entrata subito da "Meret di Roma" a centrocampo, la faccia solare di Smalling che dopo il Borussia è ancora più pulita e ancora più Smiling, la cattiveria con i calzettoni tirati su di Kolarov, Veretout che è sempre e dappertutto tutto vero, il bacio di Zaniolo che uno lo sa che non ci si deve troppo affezionare a questa cosa, anzi deve persino guardarla con un po' di distanza, ma che intanto un bacio me l'ha dato.

È stato bello. Dzeko che è Dzeko. Fazio che una volta, e forse pure adesso, era soprattutto lento ma ieri a un certo punto è diventato un flipper, Antonucci coi suoi interventi anche sghembi mixati a anticipi giusti e controlli un po' lunghi, Mancini che quando tornano Diawara, Pellegrini e Cristante se lo dovranno sudare il posto. Poi, si fa per dire poi, Fonseca che in tre mesi ha fatto la rivoluzione trasformando quella che non era neanche lontanamente una squadra in un'altra cosa: nella Roma. Che non è mai solo una squadra, è un'altra cosa. Così con quattro stracci, l'anima sdrucita, i calli agli scarpini, la Roma ha dato tutto e per questo ha vinto. Prima ancora di vincere. Nuda. Prima ancora di togliersi la maschera. Un manipolo di giocatori. So' rimasti una dozzina, che non è sporca, ma ti ci puoi specchiare per quanto ti rassomiglia. Questa è Roma non solo nel senso retorico, ma è la Roma in cui me ce riconosco, questo nient'altro quello che io tifoso della Roma spero, cerco, voglio. Poi la vittoria un giorno arriverà. Ieri è arrivata anche per questo. Il mainagioismo non abita qui, perché la Roma che dà tutto mentre il fato o i campi o la preparazione o quello che volete le tolgono 7-8-10 giocatori, e gli arbitri invece tolgono a noi e danno agli altri i rigori, come fai a non sentirtela più vicino?! Più close to me possibile. Anzi, addirittura, come fai a a non trovare tutto questo straordinariamente galvanizzante se sei romanista? Altro che rassegnazione, altro che rosari della sfiga, ... sì lo sappiamo ma se la Roma risponde presente, se la Roma non ce sta, se la Roma va in puzza tutto questo per noi è esaltante. Noi. Questo è esaltante: noi.

Non sentirsela addosso, perché la Roma è una cosa che se ce l'hai dentro non puoi tirartela via sennò significa che non ce l'hai mai avuta, nemmeno dopo i 7-1, nemmeno dopo prestazioni imperdonabili come quelle dell'anno scorso, ma vedertela là davanti. Ieri eravamo 11 noi in campo. Più i 3 entrati. Più i 7 assenti. Più 40.000 presenti. Più Antonio De Falchi. Strano pensare al Roma-Milan dell'anno scorso quando praticamente mezzo stadio se ne andò dopo aver onorato il ricordo di Antonio e dopo lo scempio di Firenze. Anche quello era un Roma-Milan, anche quella volta segnò Zaniolo, anche quel pomeriggio-sera sotto la Sud. L'anno scorso non c'era nessuno (in campo soprattutto) ieri eravamo tutti. La Roma è un'associazione sportiva che quando è nata ha scelto un nome perché quel nome è già un brivido.
La Roma è un'emozione. Tutto quello che un tifoso della Roma può chiedere alla Roma lo ha avuto ieri. Il cuore. Che è una parola troppo breve e anche troppo vuota solo se non ci metti la Roma dentro.