Una di sette, si parte: comincia la scalata
Per raggiungere l’obiettivo Champions servono almeno sei vittorie
(GETTY IMAGES)
Per chi è reduce da una sola vittoria nelle ultime sette partite pensare di vincerne sei delle prossime sette somiglia tanto a pura utopia. C’è invece un filo razionale che lega insieme le speranze legate alle sfide dell’ultima parte della stagione romanista e autorizza persino un cauto ottimismo. Perché la sequela di impegni che attende la squadra di Gasperini da qui al 24 maggio è confezionata in maniera tale che è assai probabile che alla vigilia di ogni partita, i bookmakers considerino la Roma come favorita per la vittoria finale di ogni partita. Qualche dubbio lo si potrà adombrare alla vigilia delle sfide con l’Atalanta il prossimo sabato, per la trasferta a Bologna e magari per il derby con la Lazio.
Dubbi, comunque, non così consistenti da ritenere improbabile una vittoria giallorossa. Ecco perché nonostante il trend delle ultime settimane sia stato così negativo, e magari mantenendo il beneficio del dubbio sull’esito di una sola partita (immaginiamo magari un pareggio a Bologna, a Firenze o nel derby) e in questa ottimistica valutazione arriveremo a sommare 19 punti al bottino attuale. E a quota 73 la Champions potrebbe essere realtà.
Sembrano deliri da tifoso cieco, ma in qualche piega della sua anima anche l’imperturbabile Gasperini sembra pensarla così. Così almeno ha fatto intendere ieri alla vigilia della partita con il Pisa (calcio di inizio ore 20,45 in uno stadio Olimpico che non sarà sold-out, ma sarà comunque pieno, telecronaca a scelta su Sky e su Dazn, radiocronaca obbligatoria su Radio Romanista), una squadra “quasi retrocessa” come ha detto ieri lo stesso Gasperini che sembra ormai rassegnata al proprio destino (sei sconfitte nelle ultime sette gare).
Impegno teoricamente abbordabile, l’ideale per ripartire di slancio dopo la tremenda scoppola di Milano che ha consentito agli sciacalli più avanguardisti di approssimarsi al banchetto giallorosso. Ma il tecnico sembra voler vender cara, la pelle e stasera si vedrà se la squadra ha intenzione di seguirlo o se si è davvero persa al gol di Gatti in quella triste serata del pareggio con la Juventus arrivato quando invece all’Olimpico si stava già festeggiando l’ormai certa qualificazione alla Champions. Sono gli alti e i bassi del calcio e di una città che fatica sempre, almeno nelle sue frange più estreme così ben rappresentate sui social, a mantenere un equilibrio sopra la follia della passione per la squadra.
Ma ora le chiacchiere stanno a zero, i punti a Milano pure, non c’è altro tempo da perdere. In una brillante conferenza stampa ieri l’allenatore ha tenuto a ribadire alcuni dei suoi principi per il momento solo teorici: la squadra non va smantellata, ma rinforzata; meglio acquistare tre giocatori forti che 30 (in due anni) dimenticabili; il gruppo è sano e lavorerà seriamente fino all’ultimo giorno; nessuno ha chiesto al tecnico di arrivare tra le prime quattro squadre, ma la sua ambizione l’ha portato a fissare il quarto posto come minimo obiettivo; la proprietà è con lui, con i dirigenti invece il rapporto è meno solido ma non sta certo a lui, indicarne (almeno oggi) il destino. Tutto il resto è folclore e a lui interessa poco, concentrato com’è sul campo e sul lavoro da fare per vincere il più alto numero possibile di queste partite residue, a cominciare proprio dal Pisa questa sera. I tifosi sono con lui, e anche stasera lo dimostreranno.
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