Il 29 aprile 1956, la Fiorentina è prima in classifica, lanciatissima verso il suo primo scudetto. La squadra allenata da Fulvio Bernardini ha già 11 punti di vantaggio sul Milan, divario decisamente incolmabile con due punti a vittoria e otto giornate al termine della stagione. Quella che scende in campo all'Olimpico quel giorno, però, è una squadra per niente demotivata. Si sta imponendo all'attenzione di tutta Europa perché è l'unica ancora imbattuta nei principali campionati europei. Non ce la farà, perché perderà proprio all'ultima giornata contro il Genoa. Ma il giorno della prima, storica, sconfitta, sarebbe stato proprio questo, se l'arbitro Liverani non avesse ingiustamente annullato il gol di Giuliano a pochi minuti dalla fine. Sarebbe stato il gol del 2-1 per una Roma protagonista di una grande partita e defraudata a causa di una svista clamorosa, dato che il direttore di gara ha valutato punibile il fuorigioco di Cavazzuti sul tiro di Giuliano, peccato che il calciatore romanista fosse assolutamente ininfluente nell'azione.

C'è, però, un altro motivo per cui quella data va ricordata. Non è un arbitro, ma un portiere. E infatti non parliamo di un gol, ma di una parata. Quella, che arriva poco prima del gol annullato a Giuliano, di Luciano Panetti.

Luciano Panetti è stato il primo "Puma" della nostra storia. È quello il soprannome che si porta in dote dal Modena, la squadra da cui la Roma lo acquista per 33 milioni. Cresce con la fatica e la sofferenza come compagne, a Porto Recanati. «Andavo a lavorare - ha raccontato a Massimo Izzi - perché a quei tempi bisognava pensare soprattutto a portare soldi a casa. E così quando alle cinque o alle sei del pomeriggio smettevo, mi ritrovavo con gli amici per dare quattro calci alla palla. Non avevo nemmeno un idolo, non potevo averlo. Giocavo per hobby, non pensavo di diventare un calciatore». Quando capisce che può diventarlo, deve gestirsi con più attenzione. Ma non smette di faticare. E così, dato che il lavoro in fabbrica gli fa ingrossare i muscoli, per non perdere elasticità appena finito il turno si mette a lavorare in palestra. Così si diventa un Puma, soprannome che deriva dai suoi balzi felini tra i pali. Non si scoraggia mai. Appena arrivato a Roma si ritrova in una camera con due letti con Dino Da Costa. Pagava 30mila lire al mese per dormire. «Ci avevano messo lì per controllarci», ha raccontato Da Costa. Ci vuole ben altro per scoraggiare uno come Luciano Panetti, cresciuto faticando a Porto Recanati. Ottimismo cosmico.

E c'è anche una parte importante per Dino Da Costa in ciò che accade il 29 aprile 1956. È lui, al 28' del primo tempo, a portare in vantaggio la Roma. Nyers salta Magnini, crossa al centro, Toros esce a vuoto e Da Costa si fa trovare pronto per mettere in rete il meritatissimo gol per una Roma che si sta dimostrando superiore all'unica squadra imbattuta in Europa. E che continua a farlo fino al termine del primo tempo. All'inizio della ripresa, però, il pasticcio: Stucchi, in lotta con l'attaccante viola Virgili, passa indietro a Panetti, ma lo fa troppo piano. Il terreno fangoso (piove dall'inizio della partita, altro che pioggia nel Pineto, come direbbero sempre a Porto Recanati) rallenta ulteriormente il pallone. Panetti è costretto a uscire su Virgili, lo anticipa, ma si scontra con l'attaccante avversario, che è costretto a uscire dal campo per qualche minuto. Panetti invece non esce, si rialza zoppicando, viene raggiunto nei pressi della porta da Angelino Cerretti e resta in campo. Ha un dolore incredibile. Si è rotto un malleolo, ma non lo sa. Non lo può sapere nessuno, finché non si fa visitare. Ma lui di abbandonare il campo non ha alcuna intenzione. Quando tiene palla la Roma, va vicino al palo da Cerretti e immerge la gamba nel ghiaccio. Quando attacca la Fiorentina, si mette in porta anche se fatica chiaramente perfino a reggersi in piedi. Molto probabilmente se fosse stato bene avrebbe potuto parare il tiro che proprio Virgili scaglia verso la sua porta al 62' dando il pareggio alla Fiorentina. Sta per mollare, il Puma. Non ce la fa più. È proprio Da Costa che lo incita a non mollare, a provare a concludere la partita. C'è bisogno di tutti. Nella pioggia e nel fango, contro la squadra più forte d'Italia e forse d'Europa (l'anno dopo arriverà in finale di Coppa dei Campioni), la squadra giallorossa sta tirando fuori una di quelle prestazioni "da Roma" che hanno caratterizzato la sua storia. È una Roma che non solo non ci vuole stare, ma che prova a vincere la partita, anche se si ritrova addirittura in 10, perché a 19' dalla fine Carletto Galli è costretto a uscire dal campo dopo uno scontro con Orzan. Resta fuori per circa dieci minuti, rientra, ma si mette all'ala destra, dato che non può correre. Altro che in 10, però, la Roma è praticamente in 9 perché ha il portiere zoppo e prova in tutti i modi a tenere la Fiorentina lontana dalla sua porta. Al 36' della ripresa sembra materializzarsi la sconfitta, perché un colpo di testa di Montuori scavalca Panetti, che non può proprio saltare, ma sulla linea spunta Giacomo Losi, che respinge di testa. «Non ce la faccio più, non ne posso più, devo andarmene, devo andarmene» urla dal dolore. Ma poi resta in campo.

Al 40' Montuori ci riprova. Ha capito, ma lo hanno capito tutti i giocatori della Fiorentina, che il Puma non può saltare. E un Puma che non salta, che felino è? L'ala tornante dei viola appena ha spazio prova a scavalcarlo con un pallonetto e inizia anche ad esultare, sicuro com'è che stavolta non arriverà nessun Losi sulla linea. Invece Luciano Panetti si produce in una giocata che deve entrare nell'epica romanista almeno quanto ciò che farà anni dopo proprio Losi col suo gol alla Sampdoria da infortunato. Chissà se si è ispirato proprio a Panetti. Il portiere giallorosso infatti, non si sa come, trova la forza per prodursi in una incredibile capriola e respingere lo spiovente di Montuori. Sì, con un malleolo rotto e le lacrime di dolore che si confondevano con la pioggia, Luciano Panetti ha fatto una capriola e ha parato un pallonetto. Se il gol di Giuliano, arrivato poco dopo, fosse stato convalidato, sarebbe stato comunque lui l'eroe di quella vittoria. Ma è un eroe lo stesso.

Nel dopo partita vanno tutti a cercare lui. Il tecnico della Roma Sarosi parla solo di lui. «Un allenatore ungherese mi ha detto che i ruoli più importanti nel calcio sono centravanti, stopper e portiere» ha raccontato una volta. Chissà, magari quell'allenatore ungherese era proprio Sarosi. L'altro allenatore, Fulvio Bernardini, non parla proprio. «Avrò, per una volta, il diritto di stare in silenzio?» risponde stizzito ai cronisti. Che però stanno già tutti da Panetti, disteso su una barella negli spogliatoi in attesa di essere portato in ospedale, con una caviglia grossa come un polpaccio. Gli verrà diagnosticata la frattura del malleolo, ma prima il dottor Zappalà, per poter intervenire, sarà costretto a tagliargli lo scarpino, dato che la caviglia è talmente gonfia che non si riesce proprio a toglierlo. «Peccato, erano bei scarpini» dirà Panetti, per il quale il dolore è evidentemente secondario.

Molti tifosi della Roma di una certa età lo ricordano bene, perché è stato un grande portiere. È finito anche nella storia del cinema per il monologo di Vittorio Gassmann nell'Audace colpo dei soliti ignoti in cui è il «pur vigile Panetti». Ma era già diventato famoso per una sua partecipazione al Musichiere con il collega della Lazio Roberto Lovati. Ci sono però soprattutto due cose per le quali andrebbe ricordato: la fierezza con cui nel 2012 tornò all'Olimpico in occasione della cerimonia della Hall of Fame e quella parata su Montuori. Una capriola da zoppo, con un malleolo rotto e Angelino Cerretti pronto a fargli rimettere subito la gamba nel ghiaccio.

Il giorno dopo, i giornali parlano soprattutto del gol annullato e del suo eroismo. «Ammirati per il comportamento di Panetti nella partita Roma-Fiorentina – si legge sul Corriere dello Sport - i fratelli Fornari, noti sostenitori del sodalizio giallorosso, hanno inviato all'AS Roma il seguente telegramma: Commossi per il coraggio, lo stoicismo e l'attaccamento ai colori del portiere Panetti, gli esprimiamo nostra ammirazione offrendogli una medaglia d'oro». La marca di abbigliamento "The Blue Ribbon", che aveva messo in palio una giacca sportiva modello speciale al migliore romanista in campo quel giorno, annuncia che il premio è stato attribuito proprio a Luciano Panetti. «Il premio – si legge sul giornale - potrà essere ritirato alle ore 18 di mercoledì 2 maggio in Via La Spezia presso l'apprezzata ditta Renato Caviglia». Sì, caviglia.