Segnò nella prima partita in Divisione Nazionale della storia della Roma. Del resto, già dal nome sembrava destinato a vestire i colori della Capitale: Cesare Augusto. Più romano di così... Nasceva esattamente 113 anni fa, il 19 maggio 1907, ovviamente a Roma. Fasanelli, dopo essersi messo in luce con la maglia dell'Alba Audace, è tra i calciatori scelti per dare vita e corpo all'unica squadra di Roma. Il 25 settembre 1927, ad appena vent'anni, chiude i giochi siglando il 2-0 sul Livorno nella nostra prima partita nella massima serie. E Pensare che non aveva neanche firmato il contratto! Lo farà tre giorni più tardi, il 28 settembre, perché all'epoca - in un calcio d'altri tempi - era ancora possibile fare una cosa del genere.

Bravissimo di testa, viene ben presto soprannominato "il Testina d'Oro". Al termine della prima stagione in giallorosso, conquista assieme a Ferraris IV, Chini Luduena e gli altri la Coppa Coni: contro il Modena servono tre partite per portare a casa il primo trofeo della nostra storia. Dopo lo 0-0 maturato a Roma e il 2-2 in terra emiliana, i gialloblù propongono l'assegnazione ex aequo. Dalla Capitale, giunge il seguente telegramma: «Riteniamo che l'improvvisa sospensione del torneo, senza un incontro definitivo, danneggerebbe ed amareggerebbe gli sportivi della Capitale, che richiedono alla loro squadra un ultimo sforzo per raggiungere l'ambita meta. Perciò, benché il provato valore della cavalleresca avversaria ci faccia scendere sul campo con qualche brivido d'ansia, preferiamo il leale combattimento all'assegnazione amichevole». Fasanelli, che era andato a segno a Modena, stavolta non timbra il cartellino, ma la squadra allenata da Garbutt vince 2-1 con le reti di Corbyons e Bussich.

«I primi lupacchiotti»

A Roma "Cesaretto" resta sei stagioni, prima di trasferirsi al Pisa: tra Divisione Nazionale e Serie A mette a referto 58 gol in 166 presenze. Il 3 maggio 1931 ne realizza cinque tutti insieme, nel 7-1 rifilato al malcapitato Livorno: un record destinato a rimanere imbattuto in casa giallorossa per cinquantacinque anni, fino al pokerissimo di Pruzzo contro l'Avellino il 16 febbraio 1986.

A Campo Testaccio, del resto, quella squadra da il meglio di sé, forse proprio perché composta principalmente da figli di Roma. E Fasanelli lo spiegherà meglio di chiunque altro in una bellissima lettera inviata nel 1961 ad Anacleto Gianni, allora presidente giallorosso. «Noi ci autodefiniamo "fondatori" - scrive Fasanelli - perché fummo, nel lontano 1927 in occasione della nascita della Roma, i primi difensori dei gloriosi colori giallo-rossi. Fummo noi che attivamente profondendo tutte le nostre giovanili energie, tutto il nostro indomabile ardore, tutto il nostro vibrante entusiasmo, sportivamente e disinteressatamente gettammo le basi di quella che sarà poi leggendariamente definita "la Roma di Testaccio". Fummo noi, signor presidente i primi lupacchiotti».

"Cesaretto" se ne va il 4 aprile 1992. Il suo ricordo, invece, resterà sempre intatto: chi ha onorato la maglia giallorossa, del resto, non può essere dimenticato.