Fase due, si riparte. Oddio, è una ripartenza a singhiozzo, con la necessità di osservare necessarie precauzioni, in attesa che la Roma, come tutte le altre squadre, possa tornare ad allenarsi in gruppo in campo, non avendo peraltro ancora nessuna certezza se e quando si potrà tornare a giocare le partite per concludere questo tribolatissimo campionato. Qualcosa dunque si muove.

Non tanto a Trigoria (per ora) dove le cose sono rimaste tali e quali alla settimana scorsa, quanto nella sede di viale Tolstoj che ieri è stata, anche se solo in parte, riaperta. Una sede dove lavorano oltre cento persone, dal commerciale alla biglietteria, da Roma Cares all'amministrazione. Per ovvi motivi non sono rientrati tutti insieme e sarà così ancora per un po' di tempo.

I dipendenti dei vari settori diciamo che sono stati contingentati, divisi in tre turni da due-tre giorni ciascuno, mentre gli altri continueranno il lavoro da casa, l'ormai famoso smart working che è stato sempre attivo sin da quando la sede di via Tolstoj è stata chiusa, popolata in questo periodo solo dagli uomini della sicurezza. Uno smart working che è stato possibile grazie al fatto che la Roma si è dotata di un archivio digitale che ha consentito a tutti i dipendenti di poter lavorare da casa come se fossero in ufficio.

Presenti a via Tolstoj (sanificata più volte nei giorni scorsi e che continuerà a essere sanificata anche nei prossimi) tutti i massimi dirigenti, dall'amministratore delegato Guido Fienga al vicepresidente Mauro Baldissoni, dal direttore marketing Francesco Calvo (è rientrato a Roma da qualche giorno, ha trascorso le settimane del lockdown a Torino dove vivono la figlia e i genitori) al direttore commerciale Giorgio Brambilla rientrato già da qualche giorno da Monza.

In questi giorni di ritorno al lavoro in ufficio, si seguirà un protocollo molto preciso. I dipendenti di turno avranno orari di inizio lavoro sfalsati, a tutti sarà controllata la temperatura, obbligatorio presentarsi con mascherina e guanti, così come la distanza sociale in tutti gli ambienti che, a parte qualche ufficio dei massimi dirigenti, sono stati tutti concepiti come open space. Si spera, poi, che gradualmente si possa tornare alla normalità anche se adesso dare una data precisa sarebbe un esercizio di ottimismo.

A Trigoria

Ieri di fatto non si è registrata nessuna novità sostanziale rispetto ai giorni precedenti. Doveva essere il giorno del ritorno agli allenamenti di gruppo, ma come si sa la cosa è stata ulteriormente posticipata e prima di giovedì (domani è in programma una riunione molto importante) non si potrà ripartire con il lavoro in campo tutti insieme o quasi.

Tutti i dipendenti che lavorano al centro tecnico Fulvio Bernardini di fatto continueranno con lo smart working da casa, dalla televisione alla radio istituzionali, dall'ufficio stampa agli impiegati che non si sono trasferiti a via Tolstoj. Una buona parte dei dipendenti è ancora in cassa integrazione (parecchi peraltro hanno consumato una buona parte di ferie arretrate che avevano) sapendo però che, grazie anche alla rinuncia degli stipendi da parte di staff tecnico, calciatori (quattro mesi) e dirigenti (un mese), avranno garantito lo stesso stipendio che prendevano prima di questa maledetta pandemia. A proposito poi di questo parziale ritorno al lavoro, c'è da registrare una novità piuttosto interessante. Novità che, in vista della prossima stagione, sicuramente interesserà i tifosi giallorossi, in primis gli abbonati.

Porte chiuse, però...

Allo stato attuale delle cose, tutti fanno sapere che almeno all'inizio della prossima stagione, si continuerà a giocare a porte chiuse. Quindi tifosi a casa, impossibilità di fare abbonamenti e vendere biglietti per la singola partita. Ipotesi che preoccupa tutti i club, figuratevi la Roma che dal ticketing ha incassi annuali tra i trentacinque e i quaranta milioni. In questo senso c'è da registrare una novità.

Ovvero la Roma, così come tutti i club di serie A, ha avuto l'indicazione di immaginare una parziale apertura dello stadio per la prossima stagione. Indicazione che ha quantificato in circa un terzo la possibile capienza dell'Olimpico (non è da escludere che venga richiesto anche uno sconto al Coni sul canone d'affitto dello stadio, su questo sicuramente ci sarà l'appoggio anche di Claudio Lotito) nel momento in cui si riapriranno i cancelli. In sostanza un seggiolino occupato e due vuoti. Cosa che vorrebbe dire una capienza intorno alle ventiduemila-ventitremila presenze. In pratica poco più degli abbonati di questa stagione.

È chiaro che se dovesse essere così, la prelazione andrebbe gli abbonati che comunque dovrebbero immaginare un posto diverso, magari migliore, a quello che hanno solitamente occupato negli ultimi anni. In Sud, per esempio, esaurita in abbonamento, non potrebbero starci tutti, quindi una parte slitterebbe nei Distinti o in Tevere. Se tutti si riabbonassero di fatto non ci sarebbe possibilità di biglietteria per una singola partita, ma già sarebbe una cosa (lo scorso anno la società giallorossa dagli abbonamenti ha incassato circa dodici milioni di euro).

In più questa ipotesi garantirebbe anche la possibilità di rispettare con gli sponsor gli accordi a proposito dei biglietti vip, diciamo così, per lo stadio. Cosa che garantirebbe il pagamento previsto dai contratti. Non è il massimo, ma comunque sarebbe importantissimo per cominciare a tornare verso la normalità.