Ci sono quindici giocatori che hanno una presenza in partite ufficiali con la maglia della Roma. Alcuni non se li ricorda nessuno, altri hanno storie insospettabili, sicuramente ognuno di loro la ricorda benissimo. Uno di questi è Ivo Banella, che il 2 gennaio 1972 fu mandato in campo da Helenio Herrera tra i titolari di Roma-Atalanta, partita valida per la dodicesima giornata del campionato di Serie A e vinta 1-0 da una Roma sorprendentemente quarta in classifica.

Quel giorno, però, mancano Cordova, Amarildo, Cappellini, Ginulfi e Vieri. Ma, scrive Giorgio Tosatti, «nel momento più delicato per la Roma sono venuti fuori i combattenti come Del Sol, Santarini, Bet, Petrelli e Zigoni. Gente dura, esperta, gagliarda». Uno di loro, però, prima dell'inizio della partita si trattiene per qualche secondo con un compagno di squadra che tutto sembra tranne che «duro, esperto e gagliardo». È Ivo Banella, ha compiuto da poco 18 anni, si ingobbisce perché il suo fisico non è all'altezza della gioventù che i suoi tratti somatici tradiscono facilmente. È un'ala destra di buone qualità, che Herrera manda in campo con convinzione, dato che il "Mago" guarda sempre con attenzione le partite delle giovanili. Questo ragazzo nato a Castiglion del Lago, dove poi qualche anno dopo nascerà Stefano Okaka, un altro che debutterà molto giovane con la Roma, si mette spesso in luce.

Sono lui, Liguori e Da Rosa, cioè i più giovani in campo, a imprimere grande ritmo nel primo tempo. Un ritmo che mette in difficoltà l'Atalanta allenata da quel Giulio Corsini che è stato una colonna della Roma per ben sette anni, vincendo anche una Coppa delle Fiere da protagonista. In campo con l'Atalanta c'è anche Ottavio Bianchi, proprio lui. Al 21' del primo tempo segna Liguori, sarà il gol decisivo. La Roma vince, resiste anche in dieci uomini, perché nel finale si fa male Scaratti, che era una riserva. Era entrato al 75' proprio al posto di Ivo Banella, che era uscito salutando il pubblico come un vetarano. «Ero spompato - dirà a fine partita - ed Herrera ha fatto bene a sostituirmi con Scaratti. Non mi importa, anzi, è stato ancora più bello, perché ho potuto ricevere gli applausi del pubblico tutti per me».

I complimenti dei compagni di squadra e dell'allenatore lo rendono più disinvolto. «Non potevo chiedere di meglio dal mio esordio - prosegue - anche se, sinceramente, so fare molto di più. In campo, dopo pochi attimi, mi sono dimenticato di giocare in prima squadra e ho fatto ciò che di solito mi è usuale nelle partite della Primavera. Insomma, una prova soddisfacente per me e spero anche per gli altri. Il mister è rimasto soddisfatto e mi ha rimproverato di aver cercato troppo il passaggio ai compagni. Qualche volta potevo anche giocare più personalmente e tirare in porta. Ma, sapete, si cerca sempre di accattivarsi le simpatie dei compagni e giocare da soli vuol dire sempre scontentare qualcuno. Ho saputo di giocare prima dell'allenamento. Quando ho veduto che Cappellini non ce la faceva, mi sono detto che il momento stava per arrivare. Mi spiace per Cappellini, ma questa opportunità mi ci voleva proprio. Le parole del Mago sono state semplici e hanno avuto la forza di non farmi emozionare. La notte ho dormito tranquillamente. Certo, ho iniziato il 1972 con la più grossa delle soddisfazioni».

Con lui si complimenta anche il presidente Gaetano Anzalone che, con l'aiuto di Tonino Trebiciani, lo aveva portato alla Roma due anni prima, insieme al segretario Camillo Anastasi. Si era già messo in luce con la Primavera, nonostante il fisico un po' gracile. «Il futuro? Spero di rimanere nelle grazie di Herrera. Giocare di nuovo? Ci spero, anche se la concorrenza è dura. Mi è sufficiente ambientarmi con la prima squadra».

Giocherà solo in un paio di amichevoli e in una partita del torneo anglo-italiano, poi vinto dalla Roma, contro il Carlisle United. Risulta, quindi, a pieno titolo tra i vincitori del torneo, perché poi la Roma si aggiudicherà quella edizione. Il mese di giugno 1972, però, per lui sarà quello della finale del campionato Primavera, che poi vincerà l'anno dopo, con compagni di squadra come Rocca, Di Bartolomei, Pellegrini, Sandreani, Vichi... Pagherà qualche limite di personalità, giocherà nelle serie minori con Legnano, Trapani, Gallipoli e Latina. Lavorerà a lungo nell'Ostiamare. Ma il 2 gennaio 1972 rimarrà per sempre il suo giorno. Perché chi veste la maglia della Roma una volta, resta romanista per sempre.