Partite

8 gennaio 1961, Roma-Sampdoria: quando "Core de Roma" Losi segnò da infortunato

Contro i blucerchiati vinciamo 3-2 in rimonta: il gol che ci regala il successo lo realizza Giacomino, rimasto in campo nonostante lo strappo all'inguine

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
26 Gennaio 2018 - 11:00

Giacomino corre, cercando di non pensare al dolore che sente ogni volta che poggia la gamba: uno strappo all'inguine lo costringe a zoppicare. Fa un male cane, ma lui stringe i denti. Per la Roma questo ed altro. Del resto, se da ragazzino hai dovuto nasconderti e scappare dai nazisti per portare le munizioni ai partigiani nelle campagne tra Brescia, Bergamo e Cremona, cosa vuoi che sia uno strappo all'inguine durante una partita di calcio? Anche perché, l'8 gennaio 1961, la Roma è già in dieci: Guarnacci è stato costretto ad abbandonare il campo per un infortunio, quindi Giacomo Losi da Soncino, detto Giacomino, tiene duro e viene dirottato sulla fascia, "all'ala", come si diceva una volta. Rimanere in difesa in quelle condizioni potrebbe essere rischioso, perché la Sampdoria s'è messa in testa di strappare i tre punti in casa giallorossa.

E pensare che all'inizio del secondo tempo ci eravamo portati in vantaggio con Lojacono, ma i liguri hanno ben presto ribaltato il punteggio grazie alle reti di Cucchiaroni e Brighenti. Se esistessero le scommesse, a metà della ripresa la sconfitta della Roma non sarebbe neanche quotata: «Sai quante ne ho viste, di partite come questa? Nel finale ci faranno il terzo in contropiede», borbottano i pessimisti cronici presenti all'Olimpico.

Ma la Roma riesce in qualche modo a trovare il pareggio grazie a Pedro Manfredini. Giacomino, dal canto suo, combatte con le fitte che puntualmente gli trafiggono l'inguine quando poggia la gamba sinistra. Non vede l'ora che quella sofferenza finisca. Mancano pochi minuti ormai, si dice per farsi coraggio quando i suoi guadagnano un corner. Lui, che di solito è l'ultimo uomo in difesa, stavolta resta nell'area avversaria. Dai, Giacomino, che manca poco.

È a Roma da sette anni ed è entrato in fretta nel cuore dei tifosi, che non chiedono campioni, bensì lottatori, gente generosa che butti il cuore oltre l'ostacolo e renda onore a quella maglia, a quei due colori. Losi incarna alla perfezione tutto ciò. Tant'è vero che ci mette poco a diventare il capitano. E spiega la Roma ai ragazzini e agli stranieri, lui che è nato in provincia di Cremona. Sembra assurdo, ma è così: il giallo e il rosso non sei tu a sceglierli, sono loro a scegliere te. E questo Giacomino l'ha capito presto: è amore a prima vista, come nelle favole. I tifosi vedono il loro spirito incarnato in quel ragazzetto basso e veloce, che non arriva al metro e settanta, ma di testa anticipa anche i più grandi bomber del mondo.

Anticipo: è proprio questa la parola chiave per capire il Giacomino Losi calciatore. La sua marcatura si basa tutta su questo: capire prima di chiunque altro la traiettoria del pallone, il movimento dell'avversario, l'intenzione del centravanti. È senso dell'anticipo che si fa saggezza. Altrimenti come te lo spieghi che in sette anni non abbia mai preso nemmeno un cartellino giallo? In tutta la sua carriera, ne prenderà uno solo, a Verona, nell'ultima gara disputata. Come fai a non volergli un bene dell'anima, ad uno così, che resta in campo anche azzoppato, che incita i compagni a correre anche se le gambe non ce la fanno, che sprona i suoi quando, a pochi minuti dalla fine, i giallorossi conquistano un corner?

È un cuore di Roma. Anzi, si dice sugli spalti: "er Core de Roma". Il soprannome se lo è inventato giusto qualche giorno prima il grande Walter Chiari, al momento di presentarlo durante il programma L'oggetto misterioso: «Ecco a voi Giacomo Losi, er Core de Roma!».
Il corner dalla destra lo batte Lojacono. In mezzo all'area ci sono almeno sette giocatori blucerchiati che marcano altrettanti giallorossi. Giacomino sente il fiato di uno stopper sul collo e pensa che fare il difensore è il mestiere più bello che ci sia: è un lavoro sporco, il più delle volte lontano dai riflettori, ma è quanto di più vicino alla Resistenza lui possa immaginare. Dai boschi di Cremona ai più grandi stadi d'Italia, Giacomino ha sempre fatto questo: ha resistito. Come sta facendo ora, mentre il pallone teso di Lojacono si dirige verso di lui. Giacomo Losi, il capitano della Roma, che da quel giorno in poi diventerà per tutti "Core de Roma", chiude gli occhi.

Non pensa al dolore, non pensa che i difensori doriani lo hanno lasciato praticamente libero, non pensa che fra pochi mesi alzerà al cielo la Coppa delle Fiere all'Olimpico, non pensa che fra tre anni farà il giro di campo con la prima Coppa Italia della storia giallorossa. Giacomino non pensa che rimarrà per oltre trent'anni il giocatore con più presenze nella storia della Roma (455 tra campionato e coppe), fino all'avvento di un biondino nato a Porta Metronia. Giacomino chiude gli occhi e colpisce la palla di testa. Quando li riapre, i compagni lo stanno abbracciando. E il dolore, come per magia, è scomparso.

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