«È il migliore». Parola di Edson Arantes do Nascimento, noto a tutti semplicemente come Pelé, a proposito di Francesco Totti. Dichiarazioni rilasciate dal fuoriclasse brasiliano il 10 dicembre 2000, dopo che la Roma di Fabio Capello ha battuto 2-1 l'Udinese allo Stadio Olimpico in virtù di un gol-capolavoro del suo Capitano. Sugli spalti, quel giorno, c'è il gotha del calcio mondiale: leggende del calibro di "O Rei", Platini e Beckenbauer, giunte a Roma perché il giorno seguente Pelé e Maradona verranno premiati come calciatori del secolo. Il Kaiser Franz siede al fianco di Franco Sensi, lì vicino c'è anche "Le Roi" che dopo la gara afferma: «Questa Roma è da Scudetto». Avrà ragione, perché qualche mese più tardi i ragazzi di Fabio Capello si prenderanno un tricolore atteso diciotto anni.
Quel pomeriggio di fine anno, però, gli occhi sono tutti per Francesco: il suo 2000 è stato straordinario, rovinato soltanto dalla finale degli Europei persa in extremis contro la Francia. Il mondo si sta accorgendo dell'enorme talento del ragazzo di Porta Metronia, affiancato da campioni del calibro di Batistuta, Cafu, Samuel, Aldair, Candela, Montella. In vista di due sfide cruciali contro Lazio e Juventus, i giallorossi passano la settimana a +6 sulla Juve e l'Atalanta: non si può far finta di niente, in città c'è un'atmosfera elettrica e quello che poche settimane prima sembrava soltanto un sogno comincia ad assumere i contorni di qualcosa di più.

La partita

Reduce dal pareggio per 0-0 di Perugia della settimana prima, il 10 dicembre la Roma capolista parte subito forte all'Olimpico contro i friulani, allenati da De Canio. Capello schiera Nakata titolare sulla trequarti, avanzando Totti al fianco di Batistuta. L'inizio dei giallorossi è arrembante: sulla destra Cafu e Tommasi sono autentiche forze della natura, mentre tra i pali Lupatelli viene preferito ad Antonioli. Da un'iniziativa di Tommasi arriva il gol del vantaggio al 21': cross dalla destra del numero 17, Batigol si muove sul filo del fuorigioco e tocca il pallone quel tanto che basta per battere Turci e far esplodere i sessantamila sugli spalti. Sulle ali dell'entusiasmo, i giallorossi macinano gioco e creano occasioni da gol a spron battuto, alla ricerca del raddoppio. Che arriva al 34', grazie a una magia del Capitano: Cafu si invola sulla destra e con la coda dell'occhio vede l'inserimento di Totti, tutto solo dalla parte opposta. Il cross del Pendolino è perfetto, la coordinazione del Dieci altrettanto: l'impatto tra il pallone e il mancino di Francesco dà vita a una traiettoria imprendibile per il portiere dell'Udinese; il tiro si infila nell'incrocio dei pali più lontano. Dopo il consueto boato, il pubblico si alza in piedi e dedica una standing ovation a Totti. Lui, dopo aver portato la maglietta sulla testa a mo' di cuffietta, corre sotto la tribuna Monte Mario e manda baci ai tifosi. Platini, Beckenbauer e il gotha del calcio applaudono a loro volta, perché i veri campioni riconoscono i loro simili e non possono fare a meno di rendere loro merito. Ammesso che il Dieci avesse bisogno di un palcoscenico d'elite, quello che il 10 dicembre 2000 assiste al capolavoro è quanto di meglio si possa immaginare.

Nonostante il totale dominio giallorosso, subito prima dell'intervallo l'Udinese riesce ad accorciare le distanze con Muzzi, che insacca su calcio di punizione dal limite, complice una deviazione di Aldair. Ma la ripresa resta un monologo della Roma, che fallisce anche un calcio di rigore: fallo di Alberto su Totti, il Capitano spiazza Turci ma colpisce il palo. I bianconeri restano in dieci (fallo di Alberto ancora su Francesco a palla lontana), poi è Nakata a vedersi negata la gioia del gol dal legno. Allo scadere Montella ci prova con uno splendido sinistro di controbalzo dai venti metri, ma il portiere dell'Udinese è ancora una volta bravo a limitare il passivo dei suoi.

L'esultanza a pugni stretti (e mascella serrata) di Fabio Capello al triplice fischio di Nucini la dice lunga: è la liberazione di chi temeva le beffa finale al termine di un'ottima prestazione. Ma stavolta non c'è trippa per i gatti, anzi, per i gufi: la Roma si mantiene a +6 sulle seconde, e una settimana più tardi si aggiudicherà anche il derby grazie all'ormai leggendaria autorete di Paolo Negro. Passo dopo passo, Totti e compagni costruiscono il loro trionfo.

Ecco il Capitano

Ha sempre avuto un feeling particolare con il gol contro l'Udinese, Francesco Totti: i friulani sono la seconda squadra (dopo il Parma) a cui ne ha segnati di più; sono 16 in 33 partite, a fronte dei 20 (in 35 confronti) rifilati ai gialloblù. Ne segna due il 31 ottobre 1998, sempre allo Stadio Olimpico: anche in questo caso, come due anni più tardi, colpisce con un fulmine mancino, seppure meno bello di quello appena raccontato. È una giornata speciale nella storia della leggenda giallorossa: quel giorno diventa ufficialmente il Capitano della Roma, dopo aver ereditato la fascia da Aldair pochi giorni prima.

Un'altra doppietta, con un'altra perla delle sue, la rifila al suo futuro compagno in Roma-Udinese del 5 ottobre 2002. Spalle alla porta e marcato da Sensini, controlla di testa un cross di Batistuta, si gira e col destro di controbalzo libera un siluro che si infila nell'angolo più lontano. Soltanto una delle tante occasioni in cui Francesco confermerà quanto detto sul suo conto da un signore di nome Edson Arantes do Nascimento, meglio noto come Pelè.