Como è la trasferta
Nessun viaggio dietro la Roma può essere paragonato a quello dell‘86. Avevamo appena perso tutto col Lecce, eppure riempimmo una curva cantando chi eravamo
Ma, dopo il Lecce, c’è Como. C’è un’immagine di quel giorno, un tifoso della Roma che canta sotto la pioggia a Como: “Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà, forza Roma alé alé …”. Se l’Aida era stata la colonna sonora di una partita, Roma-Pisa, 8 dicembre 1985, l’inizio della rincorsa, questa è stata la colonna sonora di quelle che forse ancora oggi sono le 13 partite più entusiasmanti di sempre della Roma.
La Roma di Sven Goran Eriksson (pensa te), che su 26 punti a disposizione, con i 2 a vittoria, nelle 13 gare, ne prese 8 alla Juventus che a dicembre purtroppo si era laureata Campione del Mondo (ai rigori contro l’Argentinos Junior) e in campionato le aveva vinte tutte.Una rincorsa mai vista, di stadio in stadio, vincendo a Milano col Milan, a Torino col Toro, battendo 3-1 (più due rigori sbagliati da Toninho Cerezo ehh ohh) l’Inter con una squadra piena di ragazzini, vincendo il 16 marzo 1986 3-0 e per sempre sulla Juventus con uno stadio colorato, per la prima volta nella storia degli stadi, tutto dai ragazzi del Commando Ultrà. (“Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà…”), per la prima volta con un giocatore che si toglie la maglia per darla ai tifosi.
E poi battendo la Samp in 10 contro 11, con Ciccio-go Graziani tira la bomba, mentre la Juve perdeva a Firenze, ribaltando l’1-2 col Pisa in un 4-2 (quando l’Arena Garibaldi sembrava Testaccio nel 1931): avevamo preso la Juve cantando quella canzone, riempiendo non solo gli stadi, ma ogni giorno di quella rincorsa tricolore. “Siamo tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà…”.
Ho tutte le immagini qui davanti agli occhi. Dopo il Lecce, il Como, ma prima del Como la trasferta di Pisa, forse l’unica paragonabile a questa sul lago. Sempre acqua era, lacrime di gioia e poi di costernazione, pioggia e pioggia, che non cancellava niente.Con Franco Tancredi che all’Arena piangeva, Bonetti che segnava, Sebino Nela quasi nudo sotto al settore ospiti, cioè quasi tutto lo stadio, la pioggia prima che il sole spuntasse per il 4-2 della Roma. Roberto Pruzzo capocannoniere.
Era il periodo in cui ti commuovevi per la pubblicità della “Barilla” in televisione, col ragazzino che entrava allo stadio e vedeva le bandiere, non la squadra, non il campo, non il risultato. Poi Roma-Lecce e l’assurdo di tutto. Roma-Lecce e la fine di quello che non era più un sogno, ma un tricolore solo da prendere. Ecco, semplicemente per cercare di restituire meglio l’importanza di questa trasferta: Como-Roma arriva 7 giorni dopo Roma-Lecce, io, sinceramente, penso che chi sia stato a Como quell’anno debba venire considerato come un Cavaliere della Roma. Di quelli veri. Di quelli a cui dare un’armatura, un podere e il potere di legiferare su questo mondo. Dico cose di governo per tutti.
Perché non c’era nemmeno più un briciolo di speranza (la Juve avrebbe giocato proprio con il Lecce, ultimo e stra-retrocesso), Lecce che aveva già fatto l’impresa delle imprese contro di noi, noi che dopo quella botta non eravamo vuoti, ma di più: trapassati dal nulla, schiaffeggiati, presi a pugni dall’incredulità (c’è ancora gente incredula dalle parti dello stadio dopo il 2-3 del 20 aprile contro una squadra ultima in classifica, già retrocessa, gemellata, giallorossa, eccetera eccetera ), eppure la curva del Senigaglia, e non solo quella, era piena dei tifosi della Roma.
E c’era quell’immagine, poi mostrata alla “Domenica Sportiva”, in un servizio di Zuccalà (“siam venuti fin qua...” scriveremo l’anno dopo) di un tifoso della Roma (si chiamava Lorenzo) che, sotto la pioggia e con il lago che esondava, cantava a squarciagola: “Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà, forza Roma alé, alé, alé alé, forza la Roma alè, alè. Forza grande Roma!”.
Non è facile smetterla di cantarla nemmeno adesso se ti rimetti col pensiero a quella partita, a quel giorno, a quell’epoca da sogno. E poi c’era uno striscione che scrisse tutto: “Una presenza che vale più di uno Scudetto”. Vero. “La nostra fede non conosce sconfitta” su un altro, pure questo definitivo. Verissimo. Stiamo parlando di questo. Stiamo parlando non di parole, ma di andare… Per la Roma. «Per la sola ragione del viaggio, viaggiare…». Per la sola ragione della Roma, amare. Non so nemmeno come finì la partita.
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