La chiave di tutto è Daniele De Rossi. Con lui la Roma è un'altra cosa, non solo o non tanto perché anche tecnicamente può esserlo, ma perché la Roma con De Rossi è sempre stata un'altra cosa. Lui ha le chiavi di casa. Di Campo Testaccio, di Trigoria, dell'Olimpico e magari un giorno del nuovo stadio della Roma, che ci entri da giocatore, da tifoso o magari da allenatore (accadrà, è scritto). Lui intanto dovrà decidere se giocare o meno col Benevento, nel giorno in cui di cinque centrocampisti effettivi due sicuramente saranno fuori causa per squalifica (Pellegrini e Nainggolan) e due comunque andranno in campo (Strootman e Gerson). Se ci sarà il terzo, per l'appunto Ddr, Di Francesco ha ancora in animo di rigiocare col 433, il sistema di gioco che resta la base di ogni prospetto tattico della Roma di quest'anno. Altrimenti di partenza ci si sistemerà col 4231. Tutto, appunto, dipende dal capitano.

LA SITUAZIONE

A Trigoria fervono le prove, ieri è stata effettuata una doppia seduta, ma Daniele è rimasto al riparo da sguardi e notizie indiscrete. Ha svolto lavoro differenziato, c'è scritto nell'arido bollettino diffuso dall'ufficio stampa. Lo immaginiamo alle prese con i fisioterapisti, il tapis roulant, qualche massaggio. Lì, a sfogliare la margherita, gioco o non gioco? Con una mano sul cuore e l'altra poggiata sul polpaccio dolente. Doveva rientrare con la Sampdoria e chissà come sarebbe andata a finire. Perché la Roma con Daniele De Rossi è un'altra cosa. Ma proprio alla vigilia, il venerdì, ha risentito dolore e si è deciso di soprassedere. Lui c'è rimasto male, s'è incupito. E alla Roma è andata peggio, e s'è incupito un popolo. Logico che adesso nessuno voglia sbilanciarsi. Ma già oggi si capirà qualcosa di più. Se non arriveranno notizie, sarà positivo. No news, good news, dicevano a Wall Street quando niente doveva interrompere la lenta risalita dei volumi. Qui oggi potrebbe arrivare solo lo stop nel caso in cui il dolore consigliasse di riposizionare il rientro alla settimana successiva, alla trasferta di Udine. Se invece il lavoro "differenziato" fornisse responsi confortanti nessuno direbbe nulla, si continuerebbe a sperare e se ne riparlerebbe domani.

DE ROSSI Sì, DE ROSSI NO

Intanto, per Di Francesco si prevede un doppio piano di lavoro: con De Rossi e senza. Con lui, Strootman e Gerson riprenderebbero il loro posto da interni di cetrocampo, magari con qualche movimento studiato già con Nainggolan per consentire al brasiliano di alzarsi quei quindici metri e finire nelle zone dei trequartisti, lì dove i brasiliani di talento hanno scritto pagine indimenticabili di storia del calcio. Senza DDR, i confini di operatività per i due superstiti sarebbero assai più limitati. Si spartirebbero la zona davanti alla difesa. Due mancini, e uno dovrebbe adattarsi a destra, probabilmente Gerson. Altre ipotesi non ce ne sono: escluso l'avanzamento di Fazio là dove De Rossi, Gonalons e lo stesso Strootman stavolta non possono essere utilizzati, escluso il ricorso alla difesa a tre (lo disse a Pinzolo, Eusebio, e non ha mai fatto quest'anno prove tattiche di vero schieramento a tre, se non in quelle rare occasioni in cui la pressione degli avversari lo hanno costretto a difendersi, tipo nei secondi tempi con l'Atletico Madrid e con l'Inter, quando si mise a cinque), resterebbe il 4231 con un trequarti da scegliere.

IL TREQUARTISTA

E qui si aprirebbe un nuovo fronte per definire chi degli esterni d'attacco potrebbe adattarsi a giocare accanto a Dzeko in fase di possesso e magari dare una mano ai difendenti quando la palla l'avranno gli altri. Una teoria porta a Perotti, ma a precisa domanda Di Francesco subito dopo la gara di Verona ha dato indicazioni contrarie: «Perotti trequartista? Non lo so, ho dei dubbi, è un giocatore abituato sempre a lavorare sulla linea. Ho altre soluzioni, magari mi porto qualcuno della primavera». Ma senza intaccare la rosa di Alberto De Rossi (anche se qualche rinforzo giovane probabilmente sarà necessario, almeno per far numero), è più probabile che Di Francesco studierà le possibili interpretazioni del ruolo di Gregoire Defrel, un attaccante che non ha più un ruolo definito essendo nato come esterno, ricalibrato da Eusebio al Sassuolo da centravanti, riportato sulle bande a Roma e ora rimasto un po' a metà nel guado, senza gol all'attivo peraltro. Sulle fasce sono pronti a tornare El Shaarawy e Ünder (con il turchetto rinfrancato dal gol e dalla pioggia di complimenti successivi), e con l'introverso Perotti tenuto buono in panca per provare a alzare il ritmo nel secondo tempo, qualora la pratica non fosse stata già archiviata. Nel caso, ci si augura che sia in grado di far di meglio di quanto mostrato a Verona in quei 13 minuti finali.