Dopo le parole della sindaca di due giorni fa, ieri è stata la volta dell'Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi del Comune di Roma, Daniele Frongia. «Il progetto va avanti, come detto dalla Sindaca, ci saranno ulteriori accertamenti e rilievi. Per quanto riguarda le questioni tecniche non me ne occupo io, attendiamo le prossime settimane per maggiori dettagli».

Queste le parole dell'ex vice sindaco, uomo molto vicino alla sindaca e che per primo ha imposto il cambio di direzione all'attuale amministrazione in favore del progetto stadio (pur con le consistenti modifiche richieste). Frongia, che è rimasto vittima di alcune voci e della debolezza di Virginia Raggi nel periodo di fuoco delle inchieste su Marra e Romeo, fu costretto ad un passo indietro, con la rinuncia ad alcune deleghe ed il conseguente rimpasto di giunta (il primo).

Comunque è rimasto dentro il progetto, continuando ad osservare l'evolversi dei fatti. E non è un caso che già nello scorso giugno, prima che esplodesse l'inchiesta Rinascimento e che l'intero management di Eurnova venisse ristretto in carcere, proprio Frongia fece partire la sequenza di dichiarazioni di esponenti della maggioranza capitolina che si conclusero con l'annuncio della sindaca circa i tempi (allora prossimi) per l'approvazione del progetto.

Oggi Frongia fa invece da eco a Virginia Raggi e ne rafforza la posizione ed il senso delle dichiarazioni. Non più quelle (pur importantissime) della prima cittadina, ma quelle di un intero schieramento, di tutta la maggioranza. Anche a voler dissipare le voci (insistenti) di qualche malumore all'interno del gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle al Comune. I dissidenti non ci sono, o comunque non trovano spazio. E questo compattarsi dei ranghi in Campidoglio può solo far ben sperare chi ha a cuore le sorti dello stadio, della casa, della Roma. Una risposta che gli esponenti romani del Movimento danno ai dirigenti nazionali, che, come scritto in passato, puntano molto su Tor di Valle.

Lo stadio della Roma può essere per tutto il Movimento quel fiore all'occhiello che non si è riusciti a (o non si è voluto) trovare altrove. Non nelle Olimpiadi, che fossero romane o torinesi. Non nelle operazioni di Governo nazionale, il cui merito (o demerito a secondo di come le si voglia giudicare) finora pare appannaggio (almeno nell'opinione pubblica) della Lega di Matteo Salvini. Per questo non si vuole perdere l'ennesima occasione. Che tra l'altro porterebbe sul territorio un investimento (privato) di circa un miliardo di euro, oltre 4.000 nuovi posti di lavoro, oltre a infrastrutture di cui oggi si sente sempre più bisogno.

Quindi tutto confermato. O meglio, tutto secondo quel copione che l'amministrazione capitolina sta imponendo un po' a tutti. Un'attesa che a questo punto produrrà un ritardo di circa sei mesi sulla tabella di marcia ipotizzata in passato dai dirigenti giallorossi. Tempo però che potrebbe e dovrebbe essere utile per risolvere l'ultimo nodo ancora da sciogliere: chi al posto di Eurnova. Il presidente Pallotta viene descritto come sempre più convinto di portare avanti questo progetto. Dopo un primo momento di scoramento (e rabbia) lo scorso giugno, appresa la notizia dell'arresto di Parnasi, sembra che il magnate americano abbia trovato nuovo vigore e che quindi possa decidersi a farsi carico dell'intera impresa.

Certo non alle condizioni del nuovo amministratore delegato di Eurnova, Giovanni Naccarato, e tanto meno a quelle che Parnasi aveva concordato con la DeA Capital lo scorso maggio. Insomma l'investimento non può essere di quei 200 milioni di euro ipotizzati fino a pochi mesi fa. Forse potrebbe essere della metà circa. Ed è per questo che Naccarato pare voglia cedere il proprio pacchetto solo dopo l'approvazione del progetto. Ipotesi questa che però piace poco alla Roma e anche al Comune.