Un lustro. Cinque anni. Era il 26 marzo del 2014 quando nella Sala della Protomoteca del Campidoglio venne svelato il plastico del futuro stadio della Roma. Un progetto avveniristico per il nostro paese, disegnato dall'architetto americano Dan Meis. Quel plastico venne poi esposto al pubblico perché tutti potessero ammirare la nuova casa giallorossa, il sogno che finalmente diveniva realtà. Fu un evento in grandissimo stile, alla presenza delle massime istituzioni cittadine, dei dirigenti del club, dei giocatori della rosa e anche di vecchie glorie. Per l'occasione venne a Roma il divino Paulo Roberto Falcao, che arrivò tra i primi accompagnato da un altro grandissimo della storia della Roma, Bruno Conti. Ovviamente fu tra i protagonisti l'allora sindaco della Capitale, Ignazio Marino. «È una giornata importante per la Roma, per Roma e per il Paese - disse il sindaco, che un anno e mezzo dopo fu deposto dalla sua stessa maggioranza - Sono orgoglioso che accogliendo questo progetto saremo la prima città a realizzare uno stadio con la nuova legge. Vigileremo, ma vogliamo dimostrare anche che a Roma si può cambiare pagina. Lancio a Jim una sfida: faremo il nostro lavoro, ma vogliamo che Francesco e gli altri possano giocare già nel 2017 in questo stadio, che sarà un orgoglio per la città».

Non proprio un vaticinio quello espresso da Marino, visto che due anni dopo la data ipotizzata siamo ancora in attesa che il Comune di Roma faccia semplicemente il suo. Anche le parole del presidente Pallotta oggi hanno un sapore se non amaro quantomeno diverso. «Ai tifosi serve uno stadio nuovo, sarà un'opportunità per la città e per la squadra - disse nell'occasione il presidente - Il progetto sarà finanziato da privati, non ci saranno fondi pubblici. Tanti marchi come Nike e Disney ruotano attorno allo stadio, non riguarda solo la Roma. Tanti marchi credono nel valore di Roma, come città e squadra. La burocrazia? Sono cresciuto a Boston, Roma non mi spaventa». Chissà se oggi il magnate americano pensa ancora la stessa cosa. Tornando poi a cinque anni fa, vogliamo ricordare le parole di un altro dei protagonisti di quella giornata, Greg Carey di Goldman Sachs: «Questa struttura è finanziata da privati, sponsor e concessioni premium. Pallotta ha messo su un gruppo di prim'ordine. Siamo emozionati di far parte questo progetto. I Romani hanno usato il Colosseo per secoli, noi vorremmo usare lo stadio per tante generazioni a venire». Parole mai rimangiate e che danno ancora il senso di quanto importante sia questa opera. Da allora sono passati 5 anni. Sette invece quelli dalla definizione dell'area di Tor di Valle. Troppo per rendere finalmente reale e concreto quello che la città e il club ormai hanno acquisito come diritto.