Nervi tesi in Campidoglio in queste ore. Il clima che si respira a Palazzo Senatorio non sembra essere dei migliori, tra scandali giudiziari e tensioni pre elettorali, la maggioranza pentastellata sembra sul punto di un esaurimento nervoso. E questo clima certo non fa bene alle speranze di chi vorrebbe approvato il progetto per il nuovo stadio della Roma entro il prossimo mese. A scaldare gli animi ci ha pensato, come vi abbiamo raccontato, direttamente la prima cittadina della capitale, che è intervenuta domenica scorsa alla trasmissione "Non è l'Arena" di Massimo Giletti su La7. La sindaca ha lasciato intendere di essere pronta ad una seconda due diligence sullo stadio, smentendo innanzitutto se stessa. Non più tardi di un paio di giorni prima aveva infatti escluso una nuova inchiesta sulle carte dello stadio, già vagliate dal Politecnico di Torino, annunciando invece quelle sugli altri atti citati dall'ex Presidente di Assemblea Marcello De Vito. Quindi fari puntati sugli affari relativi agli ex Mercati Generali per esempio. Poi il dietrofront da Giletti: «Io ho attivato un'altra due diligence – le parole della Raggi - un'altra verifica sul procedimento e alla luce di quello che è accaduto ne sto facendo fare un'altra». E quindi da domenica sera tutti i coinvolti nella storia dello stadio della Roma (diretti interessati e semplici osservatori o cronisti come noi) si sono mossi per sapere dal Comune come si stia pensando di procedere.

Nessuna risposta dal Campidoglio

La risposta non è stata delle più confortanti. Semplicemente perché non c'è stata. Dal Campidoglio non è arrivata alcuna conferma circa l'annuncio della Raggi, né, a dire il vero, una smentita. Per questo dobbiamo ragionare più a sensazioni che sulla base di vere e proprie notizie. E la sensazione (supportata questa sì da molti) è che si sia trattato di un grosso malinteso, su cui però si sta facendo in qualche modo melina. Probabilmente, questo in qualche modo filtra dal Campidoglio, la sindaca si riferiva alle verifiche sugli atti presenti nell'ordinanza di custodia per De Vito, ma non allo stadio della Roma, su cui ancora una volta il Pm Paolo Ielo aveva escluso ogni coinvolgimento. E allora perché questo silenzio? Perché è innegabile come l'arresto di uno dei pezzi da novanta del Movimento 5 Stelle romano abbia scosso la maggioranza al Comune, facendo riemergere qualche malumore nei confronti della sindaca e delle sue scelte. Forse anche solo per paura, visto che, a causa di una campagna mediatica che continua a legare il nome della Roma e del suo stadio alle inchieste della Procura, sembra che chiunque si occupi del dossier venga inevitabilmente scottato.

Questione di temporeggiamento

Ed ecco allora la necessità di - sfruttando l'incomprensione - prendere tempo. Magari in attesa che venga ufficialmente archiviata la posizione dell'assessore Daniele Frongia, attesa per ieri e che comunque dovrebbe arrivare nelle prossime ore. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato poi l'ex assessore e padre del primo progetto Giovanni Caudo. Il professore di urbanistica e ora anche Presidente del III Municipio di Roma, ha scritto un lungo post su Facebook, in cui ha fatto un po' le pulci alle posizioni pubbliche del Movimento 5 Stelle sullo stadio, e soprattutto alle "scuse" dei suoi esponenti. In particolare Caudo ha smentito che la giunta Raggi fosse "costretta" a procedere con il progetto, attribuendo quindi a questa una volontà che invece finora è sempre stata negata. Un vero e proprio attacco, concluso con parole di fuoco. «L'accordo del febbraio 2017 tra la Raggi e la As Roma – ha scritto l'ex assessore – quello annunciato in piazza davanti ai tifosi, è il frutto dell'incertezza e di un certo pressappochismo con cui venne trattato un progetto complesso e diede il colpo di grazia alla procedura che era stata incardinata durante la giunta Marino. È in queste condizioni di incertezza e di assenza di rigore procedurale che si inserisce il rito romano dei facilitatori e degli intermediari che hanno sempre contornato le vicende urbanistiche a Roma. Altro che rispetto delle regole».

La querela

 E a proposito di assessori, a conferma della tensione in Campidoglio, è arrivata la notizia che l'attuale titolare dell'urbanistica, il professor Luca Montuori ha deciso di querelare il suo predecessore Paolo Berdini. «In questi giorni – ha scritto Montuori in una nota ufficiale – è in atto una gogna mediatica che ha origine anche nelle parole calunniose di Paolo Berdini nei miei confronti. Ho dato mandato al mio avvocato di querelare Berdini e non mancherò di farlo anche nei confronti di chi riporterà calunnie prive di alcun fondamento». Da Trigoria non si vuole credere che tutto questo possa rallentare l'approvazione della Variante e della Convenzione. Si continua a ritenere di aver fatto tutto nel migliore dei modi possibili e di aver ormai acquisito un diritto inalienabile. Per questo le scadenze restano confermate. Non servirà molto comunque perché si faccia chiarezza e si capisca realmente dove l'amministrazione capitolina intenda andare.