La domanda era attesa, e il tecnico della Roma se l'era preparata, raccontando in conferenza stampa - dopo aver precisato che non è certo la prima volta che gioca contro suo figlio - quello che succede ogni volta che lo chiama e prova a chiedergli con che modulo si presenteranno i suoi prossimi avversari. «Mi fa ridere: ogni volta mi dice che non lo sa, perché hanno provato 6-7 moduli diversi». Buona parte dei moduli prevedono la presenza di Federico Di Francesco, 7 presenze su 10 partite, tutte da titolare (e una volta era infortunato). «Sono orgoglioso e felice di quello che sta facendo - spiega papà Eusebio - può fare ancora meglio,ma spero non a partire da domani (oggi, ndr)». Sarà la terza volta nell'Olimpico giallorosso, la seconda effettiva, perché lo scorso anno rimase in panchina. La prima fu importante: aveva esordito in serie A il 30 marzo del 2013, Parma-Pescara 3-0, subentrando a Gianluca Caprari, ma erano stati appena 3', tre settimane dopo Bucchi lo ributtò nella mischia, seconda presenza tra i grandi all'Olimpico, stavolta giocando una mezz'ora, contro la squadra di Andreazzoli, che non andò oltre un deludente 1-1. Vantaggio di Caprari, che poteva essere suo compagno di squadra, pareggio di un suo compagno di squadra attuale, Mattia Destro, allora centravanti della Roma, oggi ex di turno.

L'ex mancato - Di Francesco senior a Roma c'è stato anche dopo aver concluso al carriera di calciatore, Di Francesco jr lo ha seguito, allenandosi anche con le giovanili. Un anno era sul punto di essere tesserato:a 14 anni, per i Giovanissimi Nazionali, stagione 2008-09... allenatore Di Francesco padre. Che quella squadra non la prese mai: era in parola con Bruno Conti, declinò l'offerta all'ultimo, perché voleva tornare a Pescara, per seguire gli affari di famiglia. Federico Di Francesco allora era bravino, ma non sembrava destinato ad arrivare in serie A: una volta che il padre tornò a casa, lo seguì. A 16 anni era tra i dilettanti, a Chieti,con il River65, poi lo prese il Pescara: a dicembre fece l'esordio sotto età con la Primavera, proprio contro la Roma, il giorno dopo le due squadre si sfidarono di nuovo con gli Allievi, e lui segnò il gol dell'1-1, pareggiando il rigore segnato da Verre, che sarebbe dovuto essere il suo capitano. «Per chi tifo? Per la Roma - ammise quel giorno- con mio padre sono andato a vederla tante volte allo stadio...».

Il giro lungo - Era la stagione 2010-11, nel 2012-13 fece l'esordio in serie A, la seconda all'Olimpico di cui sopra, e altre 5 fino a fine stagione. Ma quelle 7 presenze in serie A a 18 anni non bastarono per farlo considerare un talento emergente: quel Pescara era retrocesso già in primavera, stava già preparando la squadra per la serie B, e Di Francesco non ne faceva nemmeno parte, tanto che venne mandato al Gubbio, in Prima Divisione. Sei mesi giocando pochino, prima di tornare alla base,e farlo ancor meno: da 11 presenze a una sola. L'anno dopo, di nuovo in terza serie, la rinascita: 27 presenze e 5 gol con la Cremonese di Marco Giampaolo, che gli valsero la prima grande occasione in serie B, sempre vicino casa (ovvero in Abruzzo, anche se è nato a Pisa, perché nel ‘94 il padre giocava nella Lucchese). A Lanciano 36 partite e 8 gol, che gli valsero il Bologna e la serie A stavolta non di passaggio, a 23 anni. Il padre, per dire, ci arrivò solamente a 26 anni, a Piacenza, pure lui tra la via Emilia e il West.