Tre scudetti a uno, negli ultimi 15 anni, tra Roma e Juventus Primavera, che domani a Vinovo (e giovedì al Tre Fontane) si giocheranno quello che ora si chiama playoff, ma è a tutti gli effetti un quarto di finale in andata e ritorno, visto che chi passa è in semifinale.

Quindici stagioni, ovvero il regno di Alberto De Rossi: dal 2003 a oggi sulla panchina bianconera si sono alternati in otto, e solo il primo è riuscito ad arrivare fino in fondo, Vincenzo Chiarenza, compagno di squadra di Marcello Lippi nella Sampdoria 1973-74, tre esoneri con Ascoli, Sanremese e Como nelle tre esperienze coi grandi, ora commentatore tv.

Gli era andata decisamente meglio nel campionato Primavera: ne vinse uno da giocatore, nel ‘71-72, sbloccando la finale di andata, all'Olimpico, contro la Roma di Tonino Trebiciani, Quintini e Stefano Pellegrini (un doppio 2-0, al ritorno doppietta di Domenico Maggiora, romanista dal ‘76 all'82). Era il secondo scudetto Primavera dei bianconeri, il terzo arrivò nel ‘93-94, con Del Piero in campo, il quarto con Chiarenza in panchina, nel 2006, e in squadra Criscito, Marchisio, De Ceglie e Giovinco.

L'impresa del Via del Mare

I primi tre - più Andrea Masiello - c'erano anche l'anno prima, allo stadio di Lece, quando i bianconeri vennero eliminati dalla Roma in una semifinale rimasta nella memoria di chi c'era, per occasioni da gol, giocate e valore dei protagonisti: le parate di Pipolo e la leadership difensiva di Scurto difesero il vantaggio firmato al 40' del primo tempo dall'allora 15enne Okaka, i giallorossi arrivarono in finale e vinsero lo scudetto (2-0 all'Atalanta), il 9 giugno del 2004.

L'anno dopo, con Okaka e Rosi ormai giocatori di serie A, la Roma era ancora più forte, conduceva 1-0 il quarto di finale fino a fine recupero, poi la Fiorentina pareggiò, passò ai supplementari e perse la finale con la Juventus. Che da allora non ha più vinto lo scudetto: con in panchina i vari Maddaloni, Bruni, Bucaro e Marco Baroni in panchina non andarono mai oltre i quarti, Zanchetta venne esonerato a metà stagione, al terzo tentativo Fabio Grosso arrivò in finale, ma la perse ai calci di rigore, al Mapei Stadium, contro la Roma, orfana dello squalificato Tumminello, ma trascinata dai gol di Ponce, preso per i grandi e prestato ai ragazzi, e dalle parate di Lorenzo Crisanto, miglior portiere di quelle finali.

Quel giorno in panchina c'erano Romagnoli e Ciavattini, che domani giocheranno da fuoriquota: è il loro ultimo mese in Primavera, vorranno provare ad arrivare fino in fondo. Sapendo che questa Juve, passata da Grosso a Dal Canto è avversario ricco di talento, ma battibile. E infatti la Roma ha vinto entrambi i confronti di campionato: a settembre da loro fu protagonista Riccardi, tornato carico di gloria e rimpianti da un Europeo Under 17 giocato da protagonista e perso ai rigori.

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