Quando l'attuale capitano della Roma era uno dei tanti, il capitano era Davide Petrucci, forse il più puro tra i talenti del settore giovanile che non si sono visti in Serie A. C'erano Florenzi e Bertolacci nel gruppo dei 1991 della Roma, c'era Marco D'Alessandro che andava come se avesse il motorino, Brosco che al centro dell'area era un muro, Crescenzi e Frasca che parava tutto, e qualcuno all'epoca prometteva parecchio, come la mezzala Conti e il centravanti Di Stefano: il più forte era Petrucci, l'unico che quando si radunava la nazionale di categoria era sempre certo della convocazione.

Romano di San Basilio, un fratellino calciatore passato per Trigoria con molta meno gloria, e un cugino ex campione di Boxe, Daniele detto Bucetto, Petrucci arrivò a 10 anni, e se ne andò a 17, dopo aver ricevuto un paio di convocazioni per la Primavera, giocando due spezzoni al Viareggio, contro Shakthar Donetsk e Ascoli. In Primavera era sotto età, sarebbe dovuto tornare con gli Allievi di Stramaccioni, che sfiorarono la finale scudetto contro l'Inter di Destro, Santon e Caldirola: forse con il migliore della rosa le cose sarebbero andate diversamente, ma la Roma lo aveva messo fuori, una volta capito che aveva deciso di andarsene. Fabio Petruzzi, nel 2006, aveva scelto cinque 15enni da inserire nella rosa degli Allievi, e clamorosamente Petrucci non c'era, lasciato tra le seconde scelte, gli Allievi Coppa Lazio di Angelo Di Livio, insieme a Florenzi e Crescenzi.

Petrucci ai tempi dei Giovanissimi della Roma

Alberto De Rossi, un anno dopo, scelse due di quei 5, Brosco e D'Alessandro, per Petrucci fu la seconda bocciatura, figlia della prima. L'errore più grave però lo fece la società, prendendosela comoda nell'offrirgli il contratto da professionista: se Petruzzi e De Rossi lo avevano rimandato, in nazionale era titolare, e le gare delle Under dell'Italia sono sempre piene di osservatori. Tra cui David Williams, ex rugbista gallese, venuto ad allenare a Parma, e rimasto lì anche a vivere: a metà Anni 90 ha conosciuto Alex Ferguson, diventando uno dei suoi osservatori di fiducia.

I talenti che hanno ancora il vincolo giovanile possono essere portati via senza che il club possa opporsi: Petrucci, come l'amico Macheda, scippato alla Lazio, non aveva il contratto professionistico, la Roma glielo offrì solamente quando lo United aveva già presentato la sua offerta, ben più ricca. Ferguson credeva nel ragazzo: a gennaio lo mise nella lista Uefa della prima squadra, voleva farlo esordire, una brutta pubalgia gli fece buttare quasi un anno. Altri mesi se ne andarono per recuperare il ritmo partita, tornò a giocare con l'Academy, allenatore Solskjaer, ma il treno ormai era passato: lo United lo ha girato in prestito al Peterbourgh, all'Anversa e al Charlton, fino alla risoluzione, nel 2014, con firma per il Cluj. Due anni, una coppa di Romania, poi la cessione ai turchi del Caykur Rizespor, tre anni di contratto, scaduti a giugno. Da due giorni è tornato in Italia: giocherà in B, ha firmato un biennale con l'Ascoli. Dove troverà un altro ragazzo che aveva lasciato Trigoria per cercare fortuna all'estero, Gianluca Scamacca, reduce dal Mondiale Under 20, in prestito dal Sassuolo.

Lo scatto postato da Petrucci con Totti