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VIDEO - Primavera, De Marzi: "Ho sempre giocato in porta. Sono molto legato agli USA"

Il portiere giallorosso: "La figura del portiere mi ha sempre affascinato. Mi ricordo tutto del primo giorno a Trigoria"

(MANCINI)

PUBBLICATO DA La Redazione
19 Maggio 2026 - 16:58

Protagonista della rubrica "Dreaming Roma" dedicata alla Primavera e curata direttamente del club giallorosso, Giorgio De Marzi si è raccontato a 360 gradi. Di seguito l'intervista del portiere.

Giorgio o George (ride, ndr). Sei nato in Pennsylvania...

"No! In California. In giro su internet l'informazione è sbagliata, sono nato vicino Los Angeles. A Lancaster, città omonima con quella del Pennsylvania. Per questo si sbagliano, è un problema! Speriamo che con quest'intervista risolviamo! Mio padre è un militare e lavora all'aeronautica, per diversi anni è stato negli USA. Mia madre lo ha raggiunto e dopo sono nato io. Sono rimasto poco tempo, non ho ricordi vividi. Due o tre anni. Non ho qualcuno lì, ma al di fuori del calcio è molto importante avere un doppio passaporto".

Hai delle foto?

"Qualche foto sì. Io sono il primo nipote da parte materna, quindi sono tutti venuti negli USA quando sono nato, ho una marea di foto e video. Ogni tanto le rivediamo insieme ed è molto bello vedere come sono cambiate le cose, i posti, nell'arco di diciotto anni".

Ti andrebbe di ritornarci?

"Sì. Questa estate sono andato a New York, sono molto legato agli USA perché, essendo nato lì, mi piace scoprire la cultura americana. Vedo film sugli USA, sono molto vicino anche allo stile di vita. La lingua invece è un problema, sono tornato in Italia a 2 anni e purtroppo non ho fatto in tempo. Ho fatto un percorso classico dello studio dell'inglese. Però ho sempre visto film in inglese, ascoltato musica americana".

Hai iniziato a giocare a calcio in Italia. Dove?

"Nella squadra del mio paese, San Cesareo. Fin da subito in porta, non so perché ma ero attratto dalla figura del portiere. Un po' strano, un po' emarginato anche (ride, ndr)".

Un ruolo complicato, difficile.

"Mi intrigava questa figura un po' particolare. Stava da solo, si allenava a parte. Quando sei piccolo non hai preparatori, far parte di un altro gruppo all'interno di un gruppo è molto bello. Stringi un bel rapporto coi compagni di reparto".

Sei entrato nella Roma che eri piccolissimo, nel 2016.

"Sì, ho fatto prima un anno all'Acquacetosa. Qualche compagno con cui gioco ancora oggi lo conosco da quei tempi lì. Dopo quell'anno sono arrivato a Trigoria. Del primo giorno mi ricordo tutto, ero arrivato con il mio borsone per fare il provino. Che poi però non è servito, mi hanno preso direttamente. C'è una storia dietro: i miei non sono mai stati tanto appassionati di calcio, io ho iniziato con il nuoto e con altri sport. Poi sono stato proprio io a chiederlo, loro non volevano mandarmi a giocare a calcio. Soprattutto all'Acquacetosa, molto lontano da casa mia".

Sei un portiere moderno. Forte tra i pali e bravo con i piedi. Oggi forse possiamo dire che il portiere deve essere forte con i piedi quasi quanto lo debba essere con le mani?

"Secondo me no. Il portiere deve saper parare. 70/30. La cosa fondamentale è parare, il ruolo è nato per quello. Poi il ruolo si è evoluto, è diventato una figura importante per la squadra. Diventi il calciatore in più, centrale nel calcio di oggi. Il ruolo è cambiato molto, non ho così tanti anni alle spalle da poter dire chissà cosa, ma adesso il gesto tecnico è un elemento importante anche durante la quotidianità del lavoro. Si lavora insieme alla squadra. Da bambino avevo come idolo Neuer, che era un portiere fuori dal normale, un po' strano. Ma mi ha sempre affascinato la sua presenza in campo, il suo modo di giocare con i piedi".

 

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