Nell'affare Petrachi, che continua a rallentare tutte le trattative di mercato della Roma, circola il nome di Gianmarco Cangiano, vice-capocannoniere della Primavera con 14 gol, nazionale italiano Under 18, due convocazioni in prima squadra, contro Spal e Milan. Un talento di sicuro avvenire, che il Toro vorrebbe portarsi a casa in cambio del ds, e la Roma non vuole lasciar partire: ha il contratto in scadenza nel 2020, ma già sono cominciati i discorsi per un rinnovo biennale, da far partire il primo luglio, con scadenza 2022. Nel discorso con il Torino potrebbero rientrare altri due giocatori, il regista Pezzella o il jolly Jean Freddi Greco, un terzino sinistro che ormai da un paio d'anni gioca molto spesso sulla linea mediana. Tutti e tre, nel frattempo, stanno preparando il playoff di venerdì contro il Chievo, alle 18.30 a Sassuolo: non sono previsti supplementari e rigori, per il miglior piazzamento in regular season i giallorossi in caso di parità accederanno alla semifinale del 10 giugno contro l'Inter.

Nel nome del padre

Oggi la squadra partirà per l'Emilia, ieri intanto Cangiano - ovviamente senza toccare temi di mercato e contratto - si è raccontato a Roma Tv, nell'ultima puntata di Roma Next Generation, l'approfondimento sul settore giovanile. «Sto studiando, in questo periodo - ha raccontato il fantasista giallorosso - appena finiti gli allenamenti, dopo un breve riposo, mi metto sui libri: ho gli esami per superare il quarto anno, a scuola. Queste finali le possiamo vincere: non vedo nessuna squadra più forte di noi, e siamo molto determinati. Sarebbe una gioia veramente grande, ci sono passato la scorsa stagione, con l'Under 17: vincere lo scudetto è una bellissima esperienza. E sarei contento di farlo con questa squadra, ci vogliamo bene veramente tutti». Anche perché molti li conosce da quando era bambino. «Avevo 9 anni: l'osservatore della Roma mi aveva visto giocare e mi chiamò per fare un allenamento, anche se la stagione era già iniziata, e gli altri era già un po' che lavoravano insieme. L'allenamento andò bene, e mi dissero di venire anche le prossime volte. E a un certo punto sono venuto a vivere nel convitto: mi hanno accolto benissimo, è il posto ideale per far crescere un giovane calciatore. E i grandi, i vari Tumminello, Bordin, Crisanto, D'Alena, ci hanno insegnato cosa vuol dire essere qui dentro. Giocare alla Roma è una cosa stupenda: il settore giovanile è uno dei più importanti d'Italia, e sono contentissimo di averne fatto parte. Spero di continuare con la Roma, per me vuol dire tanto. Ho fatto due convocazioni con la prima squadra, ma sentivo che non sarei entrato. Ma sarei onorato e felicissimo se dovesse capitare». Cosa che gli consentirebbe di fare meglio del padre, Salvatore, una carriera lunghissima, con tanta C2 e serie D, e una sola stagione in C1, con la Turris. «È stato proprio mio padre a farmi giocare, quando ero piccolissimo: a 4-5 anni stavo già col pallone tra i piedi, è una passione sua che mi ha trasmesso lui. Giocava esterno alto, come faccio io, l'ho sempre ammirato tantissimo, cercavo di imitarlo. Lui è più forte di me, anche se lui dice il contrario». Un'altra cosa che gli dicono, a forza di vederlo liberarsi sulla sinistra per calciare a giro sul secondo palo, con il destro, è che somiglia a Lorenzo Insigne. «Ho sempre giocato esterno alto, accentrarmi e calciare per me è una cosa spontanea. Di idoli ne ho tanti, Insigne è uno di questi, e provo a seguirlo. Sinceramente non mi aspettavo di essere subito protagonista in Primavera, ma da quando sono entrato in questa squadra dopo un po' di tempo mi sono ambientato». E i risultati si vedono.