Lunedì mattina a Fiumicino, il pomeriggio a Trigoria, come ieri, oggi e domani: Riccardo Calafiori è tornato dagli States, e non ha perso tempo. Il terribile infortunio rimediato il 2 ottobre in Youthe League contro il Viktoria Plzen gli costerà un anno di stop, ma il ragazzo farà di tutto per bruciare i tempi. Come ha fatto già in queste settimane, all'UPMC General Internal Medicine di Oakland, Pittsburgh, la clinica dove è andato, su consiglio del suo agente, Mino Raiola, per farsi ricostruire il ginocchio sinistro, che si era piegato in maniera irregolare, lesionando il legamento anteriore, quello posteriore, e la capsula della rotula.

Ci è arrivato dopo qualche giorno di ricovero a Villa Stuart, e una serie di consulti, che hanno coinvolto la Roma e il suo procuratore, che si è rivolto alla struttura a cui aveva già affidato la sua stella, Zlatan Ibrahimovic. Per un piccolo colpo di fortuna un dottore che abitualmente lavora in Pennsylvania, il professore Musahl Volker, quel giorno era a Bologna per un congresso medico, ha preso un treno alle 6 di mattina ed è venuto a Roma, per visitare il ragazzo.

E gli ha fatto subito un'ottima impressione: la famiglia ha deciso di volare negli States, per farlo operare da lui, assistito da altri due specialisti. Martedì 9 ottobre, una settimana dopo l'infortunio, la famiglia Calafiori è partita per gli Stati Uniti: con il ragazzo c'erano papà Alberto, mamma Barbara e la sorellina Rebecca, 11 anni. Qualche giorno di attesa per far sgonfiare il ginocchio, venerdì 12 l'operazione. E da quel momento è iniziato il lungo e faticoso percorso di riabilitazione: mamma e sorella sono rientrate in Italia, il padre è rimasto con lui tutto il tempo. Da venerdì può camminare con le stampelle: a 16 anni lavorerà con lo staff di prima squadra per ricominciare presto a correre.