Pagelle

Le pagelle di Roma-Milan: la fascia crea eroi

Pellegrini da calcio totale: propizia i due gol, salva la propria porta, lotta e costruisce. Il Faraone vale per tre e riscrive la storia. Mancio è ancora divino, Dybala mette la sua impronta

El Shaarawy in campo con la Roma

El Shaarawy in campo con la Roma (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
19 Aprile 2024 - 07:00

Gagliarda, tosta, esaltante, a tratti stellare. La Roma gioca una partita ai limiti della perfezione, asfaltando il Milan in parità numerica e riuscendo a dominare per lunghi tratti anche in 10 contro 11. E il traguardo è di quelli epici: quinta semifinale europea nelle ultime sette stagioni, quarta consecutiva. Fatece largo.

I MIGLIORI IN CAMPO 9 EL SHAARAWY E PELLEGRINI.

EL SHAARAWY. Signori, giù il cappello. Come a San Siro, anche in casa è la chiave tattica per arginare ogni velleità rossonera. In inferiorità numerica vale per tre: corre e lotta senza mai trascurare la qualità mandando in tilt i numeri. Oltre all’algebra riscrive la storia: è sull’impero del Faraone che non tramonta mai il sole.

PELLEGRINI.
Mette zampino, testa e tecnica sopraffina in entrambi i gol. Strepitosa la pennellata che si stampa sul palo prima di finire sui piedi di Mancio per il tap-in. Poi contrasta da mediano e innesca da regista il bulldozer Romelu per il 2-0. Sembra moltiplicarsi in ogni zona del campo, coinvolgendo la sua gente come nessuno. E nell’ultima azione prima di uscire dal campo salva anche la propria porta da difensore. Pelle totale.

IL TECNICO 9 DE ROSSI. Nel giorno in cui il futuro da promessa diventa realtà compie il suo capolavoro: domina il Milan e suggella una qualificazione mai in discussione. Core nostro.

7 SVILAR. Il primo tiro degno di questo nome gli arriva fra le braccia dopo un’ora e nemmeno deve impegnarsi troppo per bloccarlo. La zuccata di Gabbia lo brucia, ma deve compiere un solo vero intervento nel finale. E risponde presente anche lui.

5,5 CELIK. Quando Leao gli sfugge nella metà campo milanista prova a spendere un fallo da giallo, che però per il forcaiolo Marciniak diventa rosso. La gara pare avviata a stravolgersi: non sarà così, ma quanta paura per un’ingenuità.

8 SMALLING. Comincia in grandissimo stile, bloccando chiunque capiti dalla sue parti. Sembra soltanto un inizio sprint, invece è l’abbrivio di una sinfonia ineccepibile. Maestro.

8,5 MANCINI. Inizia, rifinisce e conclude l’azione del vantaggio. Il tempo di mandare un bacio al cielo: Giove Pluvio attende il suo turno e si scatena soltanto in seguito, mettendosi in coda alla vera divinità, che si conferma tale deviando sulla traversa l’unico vero tentativo avversario di cercare l’1-1. Poi è un crescendo di sicurezza, tracotanza fisica, appoggio alla manovra. Trascendente. 

7 SPINAZZOLA. Deve tenersi sulle sue per non concedere spazi a Pulisic e assolve il compito con dedizione. A inizio ripresa ha campo aperto per chiudere il match, ma si defila e spara su Maignan. Però regge per tutti i 102’ senza mezzo cedimento.

7 BOVE. Scarica il contachilometri senza alcun risparmio: esce solo dopo aver dato fondo alle riserve.

8 PAREDES. La sua prova riassume il senso di sacrificio dell’intero gruppo. Più a tamponare che a costruire, ma con grinta da vendere.

8 DYBALA. Che sia in serata di grazia s’intuisce dalle prime battute: dopo 8’ salta due uomini e s’invola, viene falciato, ma Marciniak grazia Bennacer. Si riprende il maltolto con gli interessi indovinando un angolo fuori da ogni logica per qualsiasi giocatore normale. Ma lui è un extraterrestre e sigla il bis. DDR è costretto a sacrificarlo, ma la sua impronta resta ben impressa.

7,5 LUKAKU. Gabbia gli rimbalza addosso quando ara il campo, prima di sterzare in area e dare origine al raddoppio. Poi alza bandiera bianca. Dopo aver inciso. 

7,5 ABRAHAM. Entra con la “fame” di chi vuole mangiarsi il campo. Lo fa correndo senza soste, caricandosi in solitudine il peso dell’attacco e andando anche vicino al gol. Interpretazione esemplare.

8 LLORENTE. Si aggiunge a Mancio e Chris erigendo la terza colonna d’Ercole: con loro non si passa.

S.V. ANGELIÑO. Alimenta la diga finale.

S.V. SANCHES. C’è gloria anche per lui.

 

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