AS Roma

Bolgia Olimpico: il dodicesimo uomo per davvero

Nonostante la conduzione arbitrale di Marciniak, la serata è Magica. E alla fine, per festeggiare, arriva anche Ndicka

Evan Ndicka festeggia insieme ai compagni

Evan Ndicka festeggia insieme ai compagni (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
19 Aprile 2024 - 07:57

"Ma che siete venuti a fa’", finisce così Roma-Milan. Con la squadra della Capitale che vola ancora una volta in semifinale di una Coppa Europea. Neanche  il Marciniak dell’Uefa, inviato all’Olimpico dal designatore italiano Rosetti, con la sua invenzione maligna che rende una non-partita una partita, riesce a rovinare una serata ancora una volta Magica. Canta «Grazie Roma» lo stadio, con l’originale Antonello Venditti stavolta sugli spalti, canta per liberarsi di ogni difficoltà. Lo canta anche Ndicka, sceso in campo in “borghese” a festeggiare con tutta la squadra: è l’immagine della serata. «Evan... Ndicka!», urla lo speaker e risponde il pubblico. «Tutto lo stadio!», canta la Sud nel momento di difficoltà degli ultimi 15 minuti, quando gli eroi in maglia giallorossa lottano come lupi per portare a casa un risultato mai più meritato. De Rossi chiama lo stadio, dopo il gol del Milan, Pellegrini come un tifoso in panchina, Abraham che torna a sbracciare come un nuotatore per chiamare lo stadio, che risponde e prende per mano la squadra verso un’altra sfida con il Leverkusen. Quelle difficoltà nate dall’inferiorità numerica per l’espulsione di Celik le capiscono tutti. All’intervallo dalla Sud laterale parte il coro del vecchio Cucs. E si riparte.

Le emozioni vibranti iniziano però già dal riscaldamento all’Olimpico, all’ingresso di Mile Svilar sul terreno di gioco, mentre il pubblico continua a far scomparire i seggiolini blu dell’impianto. 66.025 gli spettatori presenti, con una folta rappresentanza di tifosi milanisti nel settore. Lo stadio si scalda all’ingresso della squadra come di consueto, di recente, sotto la Sud, anche per contrastare il calo di temperatura che fa percepire ancora un po’ più fresca la serata mezza bagnata da pioggia e grandine nel pomeriggio. Emozioni per Mancini, che scende in campo per prepararsi al match con una maglietta speciale (poi mostrata all’ennesimo gol: «Ciao Mattia, per sempre con noi», per omaggiare Giani, il ragazzo del Castelfiorentino tragicamente scomparso lo scorso weekend dopo un malore in campo, a cui lui era legato. Emozioni per DDR: «Avremo ancora da fare, a lungo», dice lo speaker prima dell’ovazione per De Rossi alla lettura delle formazioni (sempre stile vecchie maniere, con gli olé dei tifosi alla lettura del nome), fresco di rinnovo.

Emozioni per tutti i romanisti, con il cuore e la memoria a De Falchi. Ancora una volta ricordato dai tifosi della Roma al centro della Sud, non solo col tradizionale bandierone che campeggiava anche a San Siro: «Orgoglio di una curva intera, il tuo nome è la nostra bandiera», recita lo striscione sopra al muretto e sopra il nome di Antonio con cartoncini bianchi, gialli e rossi, durante l’inno come al solito finito a cappella dall’intero stadio. «Non sai chi è tua madre, non sai chi è tuo padre, nessuno ti può piangere», scrive la Sud, poi, in risposta ad alcuni comunicati di frange di sostenitori milanisti irrispettose verso la famiglia De Falchi.

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