Abodi-Gravina: resa dei conti
Dopo il disastro Il ministro chiede le dimissioni: «È il terzo buco». Critiche al presidente federale: «Prima del ruolo sovrano del Consiglio dovrebbe esserci la coscienza»
(GETTY IMAGES)
L’eterno ritorno dell’uguale. L’Italia che non si qualifica ai Mondiali per la terza volta consecutiva impone riflessioni, scatena polemiche e apre scenari, ricordando che le due precedenti apparizioni - quelle del 2010 e del 2014 - sono tristemente dimenticabili. E il lungo post partita di Bosnia-Italia ripropone la solita sequela di temi: i giovani che non giocano, il talento assente, le riforme federali, le dimissioni, gli scossoni tecnici, la tendenza dello scaricabarile e l’Europeo vinto come una magnifica eccezione. Ma nell’immediato tutto è rimandato.
Nel giorno delle analisi e delle accuse, interviene la politica nella figura del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che invoca una rifondazione del calcio italiano e un rinnovamento dei vertici della Figc, rincarando la dose: «Quando un’organizzazione nel suo complesso buca per la terza volta un Mondiale è chiaro che il vertice deve assumersi una responsabilità o almeno dichiarare di essere pronto. Prima del ruolo sovrano del Consiglio federale c’è il ruolo apicale della coscienza individuale e mi sembra non emergere minimamente».
E, mentre Gravina convoca per oggi una riunione con tutte le componenti - Serie A, Serie B, Serie C, Lega Nazionale Dilettanti, Assoallenatori e Assocalciatori - in vista del prossimo Consiglio federale, non passa sotto traccia la sua risposta sul perché gli altri sport continuano a crescere: «Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici. Dobbiamo fare rapporti su basi di equità». Polemiche, di nuovo. E il presidente federale incassa repliche dalla pugile Irma Testa, dall’ex cestita Andrea Bargnani e, tra gli altri, da Gianmarco Tamberi, ironico sui social. Tra le schermaglie, Locatelli fa mea culpa e Donnarumma invoca su Instagram il «coraggio per ripartire». Già, per evitare l’eterno ritorno dell’uguale.
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