Roma Femminile

Serie A femminile, la ripresa è in bilico: manca l'accordo tra i club e la Figc

Ieri in Assemblea un un punto tra le parti. Nel Consiglio Federale dell'8 giugno la decisione definitiva. Intanto la Figc stanzia 700.000 euro per la Divisione

PUBBLICATO DA Leonardo Frenquelli
05 Giugno 2020 - 08:48

Un punto tra le parti, in attesa del Consiglio dell'8 giugno per la decisione definitiva. Questo è quello che ha rappresentato ieri l'Assemblea straordinaria della Divisione Calcio Femminile della Figc che ha incontrato i club per verificare se la Serie A 2019-20 possa essere portata a termine. La complessità della situazione è data dai tanti fattori che entrano in gioco e il dover mettere d'accordo tutte le componenti per garantire una ripartenza sicura. E questa è in bilico perché le posizioni sono ancora lontane. Per completare il campionato mancano sei giornate (più il recupero tra Milan e Fiorentina, il cui risultato può incidere sulle speranze Champions della Roma) e gli incontri restanti della Coppa Italia (due quarti di finale di ritorno, più semifinali e finale a gara unica) ma le questioni da risolvere sono molteplici, anche alla luce dell'emergenza sanitaria da coronavirus. «Un confronto aperto sugli scenari di un'eventuale ripartenza approfondendo tutte le tematiche di carattere sportivo, organizzativo, legale e naturalmente sanitario»: l'ha definita così la presidente di Divisione Ludovica Mantovani nel comunicato pubblicato dalla Figc in serata.

Nel corso dell'assemblea «durata più di 4 ore in cui abbiamo ascoltato i diversi pareri delle 12 società» è emerso un quadro simile a quello delle settimane precedenti. Le tematiche a cui Mantovani fa riferimento toccano la Roma e tutti gli altri club del campionato. Il protocollo per la ripresa è già stato approvato dal Comitato Tecnico Scientifico, ma non ha trovato il favore dei medici di gran parte delle squadre. Per loro, come reso noto in un comunicato sulla pagina Facebook di "Assist - Associazione Nazionale Atlete", il suddetto protocollo «non è praticamente applicabile». Non lo è per la «mancanza strutture organizzate con criteri professionistici» e quindi per i medici stessi, ma anche per le atlete, ritenute «non attualmente in grado di riprendere l'attività» dopo il lungo periodo di stop. Viene sottolineato anche l'alto rischio infortuni in caso di un'eventuale ripresa troppo affrettata, elemento non poco importante e presente, eccezion fatta forse per le squadre che da qualche giorno hanno ripreso a lavorare individualmente (solo Juventus, Milan e Sassuolo). Si aggiungono poi importanti le spese economiche (problema che riguarda gran parte dei club, escluse le società affiliate a quelle professionistiche come la Roma e poche altre) e la soluzione da trovare per i contratti delle giocatrici in scadenza al 30 giugno.

"Fondo Salva Calcio"

Se da una parte ci sono le posizioni «articolate e differenti tra loro» - citando ancora Mantovani - dei club, dall'altra c'è la Figc che ha varato il "Fondo Salva Calcio". Un progetto che garantisce, tra le altre cose, 700.000 euro alle società della Divisione Calcio Femminile per permettere alle società di completare la stagione. L'iniziativa, proposta da Gravina e che lui stesso ha definito «senza precedenti e sicuro volano per la ripresa del calcio nella sua interezza», dà ulteriori risorse oltre agli oltre 10 milioni stanziati dall'emendamento Nannicini nella Legge di Bilancio. Inizialmente stanziati per l'esonero contributivo alle atlete per i club per i prossimi 3 anni, ma a partire dalla stagione 2020-21, quei fondi possono essere usati ora, come ha dichiarato lo stesso Nannicini a L Football, «se entro tre anni la Federazioni si impegna a passare al professionismo». Figc che, dalla sua, resta salda sulla volontà di riuscire a ripartire e cercherà nelle prossime ore di trovare un punto d'incontro con le società. Alla luce di quanto emerso ieri, Gravina presenterà un proposta nel Consiglio Federale di lunedì. Quella varrà come termine ultimo, la scelta tra l'accordarsi per la ripartenza post-virus o decidere per lo stop definitivo.

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