Da un lato una conferma, dall'altro parole che non accendono il fuoco dell'entusiasmo. Joseph DaGrosa, il nome nuovo degli ultimi giorni nell'universo giallorosso a stelle e strisce, ha detto la sua in prima persona sull'interesse per la Roma. L'imprenditore americano che ha il sogno di creare una piattaforma di club come quella del Manchester City, è uscito allo scoperto sulla volontà di investire nella Roma (che sarebbe il club di ancoraggio della rete), coadiuvando il presidente James Pallotta dopo che è tramontata, mettiamoci pure un "per ora", la trattativa con Dan Friedkin che sembrava chiusa a inizio marzo e che la pandemia da Covid-19 ha mandato all'aria: «Posso confermare che la Roma è uno dei club che abbiamo esaminato in maniera preliminare - ha detto a Offthepitch.com -. Penso che la stampa italiana abbia esagerato sul nostro coinvolgimento: sono sicuro che James Pallotta abbia molte opzioni da prendere in considerazione e noi siamo solo una di queste». Come dire, una mano avanti e l'altra pure. Una dichiarazione che si può leggere addirittura come una marcia indietro o, per meglio dire, come una manovra prudente in un momento in cui, per altro, sono cucite le bocche nell'entourage dell'uomo d'affari con base a Miami (seconda casa anche di James Pallotta) che si è formato alla Syracuse University nello stato della Grande Mela e che ha esordito nel calcio nel 2018 nell'operazione Bordeaux portata avanti con il fondo King Street.

Che la brochure della Roma (quella in cui Goldman Sachs, la banca di riferimento di Pallotta e soci, raccomanda l'investimento nella città eterna, per intenderci) stesse circolando sulle scrivanie e nei tablet dei businessman di mezzo mondo è cosa abbastanza risaputa. Così come che Pallotta si stesse guardando intorno da quando ha compreso che con Friedkin le condizioni stavano cambiando. A maggior ragione adesso che, anche se non è del tutto tramontata un'idea cullata per tanto tempo, non sembra aria di rilanci improvvisi dal Texas. O non alle condizioni che si aspettano da Boston.

Così tra i tanti potenziali investitori anche il nome di DaGrosa ha trovato riscontri da entrambe le parti come una pista possibile, nella tradizione però delle operazioni portate avanti fin qui dall'ex gestore del Bordeaux. Un socio di minoranza che non ha tutto questo know how di calcio (Hugo Varela, suo braccio destro senza ruoli nel club dei girondini, era quello che si occupava del progetto sportivo e convinse Paulo Sousa a imbarcarsi nella nuova avventura), che voleva portare il club nell'élite della Ligue 1, ma la cui ambizione si è scontrata con l'azionista di maggioranza con il quale, nonostante il mandato a gestire la società, è entrato presto in contrasto per le diverse vedute sulle strategie (King Street di fatto non ha poi sostenuto gli investimenti per la realizzazione del progetto), fino allo scioglimento del rapporto. Una sconfitta sul campo che aveva già fatto storcere il naso a qualche tifoso romanista, già disorientato dalle recenti vicende societarie.