Gigi Proietti, il più grande di tutti. O quasi. Da oltre 40 anni protagonista delle scene (da "A me gli occhi please" passando per "Febbre da cavallo", fino al Maresciallo Rocca e tutto il resto) torna sul palco della sala Santa Cecilia, all'Auditorium Parco della Musica, domani, domenica e mercoledì con il suo show "Cavalli di battaglia". «Una carrellata di personaggi cult - racconta Gigi – con musica dal vivo, una rimpatriata per stare tre ore insieme al pubblico. Sempre con qualche variazione sul tema». Si può parlare di tutto con il Maestro, della sua gestione del "Globe Theatre", un gioiello nel cuore di Villa Borghese che Proietti da 15 anni dirige con successo. «È stata una sfida vinta, Roma è una grande città ma anche una città di provincia, come diceva Flaiano: proporre un teatro elisabettiano esclusivamente dedicato a Shakespeare anche con opere in lingua inglese poteva essere visto come un azzardo. Ma il gradimento del pubblico e della critica è stato enorme. Ora è diventato una istituzione per i romani, giovani e turisti». Forse allora è meglio parlare di Roma, la città che ama e di cui è figlio, croce e delizia. «Credo che Roma sia un agglomerato di più città, gestirne una sola è impossibile e forse troppo difficile, anche se è difficile oggi così come lo è stato ieri. Ho ancora vivido il ricordo delle "Notti Bianche"di Veltroni e dell'Estate Romana di Nicolini. Non vedo una città in fermento. Spero che la Cultura sia al centro del piano di rilancio. Anche se non sono politicamente legato ai "5 Stelle", come cittadino e come "operatore culturale" non posso che mettermi a disposizione e collaborare per la mia città: con il sindaco Raggi e con l'assessore Bergamo c'è un colloquio, c'è una collaborazione. Io per Roma sono a disposizione: puntiamo sulla formazione dico, dobbiamo formare i nostri giovani in tutto, non solo nell'arte, bisogna investire sulla Formazione. Ma il discorso sarebbe lungo ed è sicuramente un problema nazionale». Allora parliamo della Roma, grandissima passione di Gigi, a cui non rinuncia mai, da mettere monitor con la partita dietro le scene o anticipare prove o spettacoli per non farli accavallare con quando gioca con la Roma. E Gigi, come tutti i tifosi, ha ancora negli occhi la partita dello Stamford Bridge.

Anche lei entusiasta del 3-3 con il Chelsea?

«Assolutamente si, è la partita più bella della stagione. Il rimpianto è che potevamo vincere benissimo. Che rammarico! Quest'anno contro Inter,Napoli e Chelsea abbiamo raccolto solo un punto e preso tanti gol, pur esprimendo un ottimo gioco. Ovviamente parlo della seconda parte della gara con il Napoli. Nel primo tempo la squadra di Sarri ha dominato, giocavano a memoria mentre noi stavamo fermi. Ma col Napoli abbiamo perso per un incidente e avremmo meritato il pareggio».

Cosa le piace di questa Roma?

«Mi piace da morire Kolarov. È il mio giocatore preferito di questa Roma. Potente ed elegante al tempostesso. Aldi làdel golbellissimo, è un veterano, un campione, un grandissimo acquisto, un giocatore che è sempre meglio avere con i tuoiche congliavversari. Credosia diventato un punto di riferimento per tutta la squadra».

E se le dico Dzeko?

«Un mattatore, come me. Uno che ti cambia le partite. Uno prezioso e pericoloso, che può decidere la gara da un momento all'altro. Un attaccante classico e tradizionale, di quelli forti. Di quelli a cui la palla non la togli».

Perotti?

«Hai numeri del fuoriclasse, quando si accentra è imprevedibile e devastante. Il gol arriverà, e saranno una serie, un po' come per Dzeko».

Abbiamo dimenticato qualcuno?

«Vorrei vedere presto Schick e Karsdorp. Aspetto che Florenzi torni agli alti livelli che conosciamo. Siamo un'ottima squadra, si può essere ambiziosi».

E il mister Di Francesco?

«Mi piace, ha le idee chiare. Pratico ma anche coraggioso, e con quella malizia necessaria nel calcio: a Londra voleva vincere e con quella difesa così alta si è preso i suoi rischi. È in debito con la sorte, ripeto con Inter, Napoli e Chelsea, avrebbe dovuto raccogliere di più. Ora riprendiamo subito il cammino in campionato che la vetta è già lontana».