Una Capitale destinata a diventare terra di conquista di bancarelle, banchetti, camion bar, caldarrostati, peromanti e venditori ambulanti di tutte le tipologie.

Lo slittamento ulteriore della direttiva Bolkestein abbinato al regolamento del Campidoglio in un colpo solo limitano la concorrenza e favoriscono il caos soprattutto nel cuore della città. Il Comune di Roma sette mesi fa aveva approvato il nuovo regolamento per il commercio su suolo pubblico. Quello che le opposizioni e gli abitanti del centro hanno bollato come "S a lva Tredicine", ma che in aula è stato contestato per ragioni opposte dagli stessi ambulanti (o almeno da una parte di loro).

Un testo che non piace a nessuno ma che il gruppo dei 5 stelle ha rivendicato con orgoglio: permetterà al Comune, tra le altre cose, di mettere le mani sulla Festa della Befana di Piazza Navona (uno dei veri obiettivi del provvedimento), ma forse non di riformare in profondità il settore delle bancarelle. Il Movimento, del resto, è dichiaratamente "No Bolkestein".

Sappiamo bene che quello delle bancarelle è un business che coinvolge oltre 11.000 operatori, vale decine di milioni di euro (anche se nelle casse della Capitale ne finiscono appena 4, cifra che si riduce a 1,5 milioni per i soli ambulanti, vero oggetto del contendere) e riguarda tutti i cittadini, spesso esasperati dall'invasione di banchetti e carrettini. Peraltro nella discussione avvenuta in aula a inizio giugno il Pd e le opposizioni avevano più volte protestato, facendo ostruzionismo con quasi 200 emendamenti e occupando i banchi della presidenza.

Quello stesso Pd che in chiave nazionale si vanta per aver di fatto bloccato l'applicazione della Bolkestein. Un emendamento alla legge di Bilancio presentato dal Partito Democratico rinvia al 2020 l'applicazione dell'ormai celeberrima direttiva Bolkestein. Una decisione salutata con favore dagli ambulanti e dai proprietari di stabilimenti balneari. Eppure relativamente al commercio ambulante lo scorso anno è stato presentato alla commissione europea un ricorso per procedura d'infrazione contro le norme applicate per il posteggio su aree pubbliche, in quanto incompatibili con la Direttiva Bolkestein e con i principi fondamentali dei trattati ai quali l'Italia ha aderito.

Sta di fatto che il cambio di rotta dei dem è riuscito a raffreddare gli animi degli ambulanti, protagonisti nel corso degli ultimi anni di numerose proteste nelle piazze italiane. Allo stesso tempo il provvedimento costituisce l'enne simo colpo assestato ad una Capitale che ogni giorno si ritrova ad affrontare un problema che ormai è diventato una vera e propria piaga, soprattutto per il suo centro storico.

Dai Parioli a via Cola di Rienzo passando per Trastevere, dalle strade intorno al Pantheon a quelle vicino alla Fontana di Trevi, è impossibile non notare l'invasione di banchetti, carrettini, camion bar che popolano le vie romane. Tra i vari Municipi della Capitale, il primato spetta al centro storico, nel quale sono situate circa 1.200 bancarelle sulle quali spesso e volentieri risulta impossibile effettuare controlli, con il risultato che non si sa quante di queste possiedano licenze regolari e cristalline o tutti i permessi necessari per l'esercizio della loro attività. Senza l'emendamento del Pd che proroga l'applicazionedella Bolkestein, queste licenze sarebbero scadute il 31 dicembre 2018 e avrebbero dovuto essere messe a bando.

La presidente Dem del I Municipio, Sabrina Alfonsi almeno, sembra avere le idee chiare: «la norma assegna un punteggio aggiuntivo alle bancarelle che nei due anni precedenti all'entrata in vigore della direttiva risultano attivita prevalente o unico reddito familiare per i titolari della concessione. Scommettiamo che nel 2020 ogni ambulante di Roma non avrà un'altra attività oppure sara l'unica fonte di reddito?»

Insomma il rischio è che per Roma l'ennesima proroga si trasformi in stagnazione, lasciando, come sempre, tutto così com'è. Da sottolineare che con la delibera n.30, lo stesso Campidoglio è ha stabilito tra le altre cose l'ormai noto criterio di anzianità che ha consentito alla nota famiglia di ambulanti romani Tredicine di aggiudicarsi, tramite bando, 16 dei 51 posti disponibili per la Festa della Befana di Piazza Navona per i prossimi 9 anni. Una norma, su cui tra l'altro sono già stati fatti dei passi indietro (primo tra tutti quello sulla scadenza delle rotazioni al 31 dicembre 2018) e che 6 mesi fa venne presentata proprio come un'alternativa praticabile rispetto alla Bolkestein.