Non è la prima volta che corre la We Run Rome e anche quest'anno, il prossimo 31 dicembre, sarà uno dei più attesi. Lui è Daniele Meucci, tesserato per il gruppo Sportivo dell'Esercito: da tempo il miglior maratoneta italiano, campione d'Europa nel 2014 e sesto al campionato del mondo di Londra 2017, in una gara corsa con grande attenzione e che ha segnato il suo ritorno ad altissimi livelli dopo un periodo segnato da alcuni problemi fisici che ne avevano messo in crisi anche la fiducia in se stesso. Invece è tornato tra i grandi, lui che è un grande per la capacità che ha avuto di saper valorizzare il suo talento con una professionalità non comune, avendo anche il coraggio - poi premiato - di trasformarsi da pistard in maratoneta. La sua prima maratona fu proprio a Roma, ma, anche se la portò a termine, non fu una grande esperienza. Ci mise un po' per sentirsi veramente un maratoneta. E oggi, ogni volta che torna nella capitale, è felice.

Quanto è speciale per te correre a Roma?
«Correre a Roma ha sempre il suo fascino. Tra le altre città europee ho preferito Roma anche quest'anno per questo periodo. Quando corri e la corri, correndo vedi l'emozione che ti può dare, la senti e tutto ciò che c'è intorno ti fa correre più forte. Non ti distrae. A me è sempre andata così».

Si dice che nella capitale non si corra bene per via dei sampietrini, delle curve e dei saliscendi. È così?
«Si dice, è vero, ma io mi sono sempre trovato bene. Ogni volta che ho fatto la We Run Rome l'ho sempre corsa più forte di ciò che mi aspettavo. Forse non puoi fare il tuo personal best, ma a me i saliscendi piacciono e comunque puoi correre molto bene».

Cosa ti aspetti da questa We Run Rome?
«Sono in una fase di preparazione per una maratona primaverile. Sto mettendo le basi. Ho deciso di fare questa gara perché vorrei testarmi su un percorso collinare e poi fare un test per verificare a che punto è la condizione».

E da questa stagione?
«Riuscire a correre ad alti livelli. Vorrei correre forte qualche maratona di livello mondiale. E fare bene gli Europei, che sono l'appuntamento fondamentale. Soprattutto non avere intoppi e poter fare tutta bene la programmazione che ho in mente senza dover trovare strade alternative per arrivare allo stesso risultato. Ma vorrei arrivarci con più scioltezza, senza imprevisti».

Che differenze trovi tra un diecimila in pista e uno in strada?
I 10 km in strada passano più veloci. È un gesto tecnico diverso. Facevo quelli in strada perché mi aiutavano per far bene le gare in pista, oggi li faccio per la preparazione alle maratone. Inoltre, se fai una gara internazionale hai il tifo dello stadio. Nei meeting non è la stessa cosa. Il pubblico che trovi in una 10 km su strada mi ha sempre esaltato: anche in paesini sperduti ho trovato tantissimo entusiasmo».

A Roma sarai circondato da migliaia di podisti semplici appassionati. Che rapporto hai col mondo amatoriale?
«Dico sempre che devono prendere la corsa come divertimento. Loro che possono godersi l'atletica senza tensione e senza pensieri, senza angoscia del risultato, è giusto che si prendano il lato divertente dello sport».