Un nuovo scontro su Atac. Stavolta fuori dai palazzi, ma direttamente nelle urne. Gli uffici comunali hanno confermato ieri la validità delle firme sul quesito presentato dai Radicali italiani per la messa a gara del servizio di trasporto pubblico nella capitale. Il referendum si terrà a primavera. E saranno i romani a pronunciarsi di fatto sul futuro dell'azienda. I numeri sono impietosi: l'Atac ha un debito pari a 1,3 miliardi di euro, con perdite sui 200 milioni annui. Senza dimenticare l'incidenza negativa sui conti di Roma Capitale. Se il Comune dovesse essere costretto a svalutare i 429 milioni di crediti che vanta verso Atac (il cui pagamento era stato rinviato al 2019), l'impatto sul bilancio sarebbe pesantissimo.

Rischiano di non passarsela bene i componenti degli ultimi cda, esposti a una richiesta di danno erariale enorme. Rischiano di pagare in termini di costi ‘umani' gli stessi utenti alle prese con un servizio che fa acqua da tutte le parti. Nel periodo gennaio-ottobre 2017 si sono registrate 1.159.000 corse saltate: circa 340.000 in più dell'anno scorso. Numeri freddi che, tradotti, raccontano di infinite e inutili attese alle fermate, linee che restano inservibili anche per intere giornate.

Quale soluzione allora? Si vuole continuare ad andare avanti con il carrozzone o chiudere e aprire il mercato del trasporto pubblico alla concorrenza? L'amministrazione Raggi ha scelto di intraprendere la strada del concordato preventivo e per la presentazione del piano industriale il tribunale ha concesso una proroga di 2 mesi.

L'obiettivo è tentare di risanare l'azienda ed evitare il fallimento. Una logica che non convince i promotori del referendum. «La strada indicata non soltanto dal nostro referendum e dai più di 30.000 cittadini che l'hanno sottoscritto - hanno affermato Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli, rispettivamente segretario nazionale e romano dei Radicali italiani - ma dalle indicazioni nazionali ed europee e negli ultimi giorni anche dall'antitrust, è quella delle gare e quindi dell'apertura alla concorrenza: contro la quale hanno operato, per decenni e in modo trasversale, i meccanismi clientelari che hanno portato la capitale in un baratro senza fondo».

Virginia Raggi avrà tempo fino al 31 gennaio per fissare la data della consultazione cittadina, e nel frattempo la Commissione per i Referendum dovrà stilare il regolamento per la disciplina degli spazi di informazione nella campagna elettorale referendaria.

In realtà l'iniziativa referendaria rischia di spaccare le coalizioni politiche, peraltro già traballanti. Stefano Fassina, consigliere capitolino di Sinistra per Roma è sul piede di guerra. «Mobiliteremo tutte le energie disponibili per bloccare il tentativo di privatizzare il trasporto pubblico a Roma - ha affermato Fassina - promuoveremo iniziative e comitati per il No al referendum consultivo promosso dai Radicali. L'Atac va completamente riorganizzata e vanno fatti gli investimenti necessari sui mezzi, sulle corsie preferenziali, sulla cura del ferro per la mobilità nell'area metropolitana». Diventa poi ancor più interessante capire quale sarà l'atteggiamento del principale partito del centrosinistra: il Pd. Al momento solo Roberto Giachetti (favorevole alla gara pubblica) ha preso una posizione chiara.

Di ieri anche la notizia di 89 fermate bus che verranno soppresse. La commissione Mobilità del Campidoglio ha analizzato la prima parte del progetto di ottimizzazione delle linee Atac proposto da Roma Servizi per la Mobilità e che ha riguardato la revisione di 15 linee bus della città per ottimizzare i tempi di marcia e l'utilizzo delle vetture. Il lavoro dei tecnici ha riguardato la soppressione o l'abbandono di diverse fermate dei bus sulle 15 linee interessate, ovvero: 80; 128; 170; 719; 781; 85; 360; 765; 558; 792; 791; 980; 31; e 23. Per la linea 016 invece è stata attuata dallo scorso 30 ottobre una modifica di itinerario. Nel dettaglio il progetto prevede la soppressione di 89 fermate fra tutte le linee, con una punta di 14 fermate in meno fra andata e ritorno per la linea 719 Candoni-Partigiani. 9 fermate in meno, sempre fra andata e ritorno, per le linee 558, 170 e 128. Secondo gli studi, l'intervento sulle fermate comporterà una riduzione media dei tempi di corsa del 4,1%, con un minimo dello 0,6% (35 secondi) per la linea 85 (1 fermata soppressa) ed un massimo dell'8,6% (5,50 minuti) per la linea 23 (10 fermate soppresse).

Ora servirà un passaggio con i presidenti dei municipi per capire sele modifiche proposte sono in linea con le esigenze dei cittadini ed a quel punto il progetto verrà inviato in via ufficiale ai municipi che dovranno esprimete un parere. Una volta approvate le modifiche sarà poi Atac che si adeguerà e consegnerà agli autisti i nuovi orari ed i nuovi tempi di marcia.