Vade retro, Antonio. Dove Antonio si legge Inter. Nel senso che l'Antonio in questione altri non è che mister Conte, il tecnico da dieci milioni di euro netti di stipendio l'anno. L'allenatore che, poco più di un anno fa, fece illudere più di qualcuno all'interno della Roma sulla possibilità di accasarsi, dopo un anno sabbatico ben retribuito dal Chelsea, sulla panchina giallorossa. Per poi, invece, sedersi su quella dell'Inter perché aveva valutato che lì c'erano le condizioni per soddisfare la sua ossessione, cioè vincere (ancora così sicuro Antonio?). Ecco, l'Inter. Che è tornata, almeno così dicono molte voci di mercato (ce ne sono pure altre che indicano anche nella Juventus un club che starebbe pensando al bosniaco), sulle tracce di Edin Dzeko. «Con Lukaku, Lautaro e Dzeko la prossima stagione lo scudetto lo vinciamo noi» ha urlato il capellone Antonio, pare, ai dirigenti nerazzurri in proiezione 2020-21. Detto che farebbe bene come prima cosa a pensare se avrà ancora Lautaro, l'idea di tornare a richiedere il nostro bosniaco da centoquattro gol con la maglia giallorossa, oggettivamente non è così campata in aria.

Sanchez, ancora di proprietà del Manchester United, anche per una serie di prolungati infortuni quest'anno a mister Conte non ha dato le risposte che sperava. Difficilmente sarà riscattato dall'Inter. Allora l'allenatore pugliese tanto amico di Gianluca Petrachi, ha ripensato alla pista che porta a Trigoria per cercare di ottenere quello che non riuscì ad avere poco più di dodici mesi fa. Pur sapendo che la Roma al giocatore, un anno fa, alla fine di una lunghissima telenovela, fece firmare un prolungamento contrattuale per altre due stagioni, scadenza trenta giugno 2022, ingaggio netto tra i sette e gli otto milioni di euro.

Dunque, si riparte con la telenovela? E partendo dal presupposto che uno degli obblighi che hanno gli uomini mercato giallorossi è quello di ridimensionare un monte ingaggi difficilmente sostenibile in mancanza degli introiti della Champions League? Che la telenovela possa mandare in scena la seconda edizione ci sta pure, ma che la puntata finale possa essere ancora Dzeko vestito di giallorosso anche. Il bosniaco e la sua famiglia, infatti, nella Capitale (altro che fogna, signor Grillo, e chiediamo scusa per la parola signor) non stanno bene ma benissimo, al punto che i figli della coppia (è in arrivo il terzo) ai genitori quando stanno in Bosnia domandano quando tornano a casa, cioè a Roma. Con questo vogliamo dire che se dodici mesi fa Dzeko in qualche maniera fu lusingato dall'interesse dell'Inter e di Conte, adesso nella sua testa ha solo la Roma, sognando, prima di appendere gli scarpini al chiodo, di fare qui quello che ha fatto in tutti i club in cui ha giocato, ovvero vincere almeno un trofeo. Magari già tra qualche settimana con quel sogno che è l'Europa League che vedrà impegnata anche l'Inter (le due italiane potrebbero affrontarsi soltanto in finale).

Non ci sono, insomma, i presupposti perché Dzeko possa sentirsi di nuovo lusingato dal club nerazzurro dal quale, anzi, un anno fa, si sentì trattato come una ruota di scorta. Al momento, peraltro, non ci sono segnali concreti di passi sostanziali da parte di Marotta e discepoli, considerando pure che i rapporti tra le due società non è che siano splendidi, conseguenza prima della vicenda Dzeko e poi, nel gennaio scorso, dello scambio Spinazzola-Politano abortito dopo che sembrava tutto concluso e definito. Rapporti, comunque, che potrebbero riattivarsi nel caso di un reciproco vantaggio, cosa al momento da escludere. Si dirà: ma la Roma non deve diminuire il monte ingaggi? Detto che la cosa si può fare cedendo tutta una serie di altri calciatori, si può anche ipotizzare che la società giallorossa possa offrire nel caso un prolungamento contrattuale al giocatore per un altro anno con un ingaggio (leggermente più ricco) spalmato su trentasei mesi piuttosto che su ventiquattro.

Ma al di là di qualsiasi considerazione societaria o economica, il motivo principale per cui Conte dovrà farsene una ragione, è che Edin non vuole muoversi da Roma, sempre più convinto di voler concludere la sua carriera in giallorosso. Una carriera che, qualcuno se lo ricorderà, cominciò cinque anni fa proprio contro il Verona, che sarà ospite dei giallorossi domani sera. Un pareggio al Bentegodi (1-1 con gol di Florenzi) ad anticipare, nella seconda giornata, la prima rete romanista del bosniaco, quella capocciata contro la Juventus arrampicandosi sopra un Chiellini annichilito. Il primo anno non fu esattamente un successo, poi le altre quattro stagioni hanno fatto capire a tutti la dimensione da campione di questo ragazzo, che dopo quella rete ai bianconeri, ne ha realizzate altre centotré in giallorosso. Domani sera tornerà al centro dell'attacco di Fonseca, obiettivo continuare la scalata nella classifica dei cannonieri romanisti (è a meno sette dal terzo posto di Amadei), la terza vittoria consecutiva in campionato, un'ulteriore crescita verso la migliore condizione con obiettivo la conferma del posto europeo e poi, il 6 agosto, la sfida al Siviglia. Con Dzeko si può. La Roma lo sa. Lo sa pure Conte ma se ne dovrà fare una ragione.